LUNA PIENA a cura di Pino Ciociola

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Commentiamo questo articolo con la copertina
di max di dicembre 2009: non perchè rappresenti
la donna violata ma perchè è simbolo di quella
sottocultura maschile che poi si manifesta
in atti di violenza. Una sottocultura che rifiutiamo
e che è essenzialmente arretrata, primitiva.

Violenti e Vili

Solitamente sono i vili a usare la violenza. Ma sono sempre i vili, e quelli più infami, a usarla contro le donne. Ed in Italia una donna su tre, tra sedici e settant'anni, è stata vittima nella sua vita dell'aggressività di un uomo.

Proprio per un uomo è forse addirittura più difficile scrivere di chi umilia e ferisce in questo modo le donne: perché devi affrontare un argomento che riguarda i peggiori fra i tuoi (presunti) "simili" di genere e quindi fare i conti anche con indignazione e rabbia da reprimere. E soprattutto perché lo stupro è semplicemente, banalmente, inconcepibile. Dovrebbe esserlo.

Invece le donne rimangono vittime di coercizioni sessuali, fisiche e psichiche spesso commesse da un uomo di cui si fida(va)no, come spiega un'indagine Istat: infatti il 43,8% delle donne che hanno avuto uno stupro o un tentativo di stupro lo hanno subìto in luoghi familiari. E negli ultimi tre anni il 25,8% delle violenze s'è verificato in casa della vittima o di amici e parenti, l'11,8 in automobile, il 9,9 a lavoro o spazi attinenti, mentre il 28,8% è avvenuto in strada, il 4,3 in un parco pubblico o in un giardino o al mare e il 5,9% in un locale pubblico.

L'infamia poi nemmeno finisce così. Soltanto il 7,4% delle donne che hanno subìto una violenza (tentata o consumata) l'ha denunciata. «La quota di sommerso è dunque altissima», annota l'Istat: perché chi non ha denunciato lo stupro subito o tentato vi è stata costretta dalla paura di essere giudicata male o di non essere creduta oppure per un senso di vergogna o colpa. Quindi il terribile danno quasi sempre è seguito anche da un'atroce beffa.

Intanto da qualche tempo - a ridosso della "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne" - si leggono e ascoltano appelli, ottimi propositi e l'illustrazione di nuove strategie di contrasto al fenomeno (che intanto è in crescita): andranno avanti per un po'. Parole tutte buone, condivisibili e nobili, ma ancora e sempre non troppo di più di quelle. Perché, alla faccia delle dichiarazioni d'intenti, una donna non può muoversi sola e senza timori dopo una cert'ora o in certe zone specie delle grandi città. E deve troppo spesso aver paura della sua stessa casa e magari, appunto, degli uomini di cui si fida.

Anzi, troppo spesso è costretta a fare i conti con altre beffarde infamie: luoghi comuni beceri come «una donna non può essere violentata contro la sua volontà», «le donne serie non vengono stuprate» oppure «non è attendibile una donna che denuncia una violenza dopo molto tempo», per citarne appena qualcuno. Vere e proprie nuove violenze, cioè. Visto che le minime conseguenze per una donna che ha subìto uno stupro sono quasi sempre lo stato confusionale, l'annientamento e l'angoscia, l'apatia o la rabbia, i disturbi alimentari e quelli da stress post traumatico e, a volte, i comportamenti autolesionisti. E visto che non di rado una donna che ha subìto lo stupro arriva ad associare quest'esperienza a quella della morte.

Perché  forse per una donna esiste qualcosa peggiore, dopo, dello stesso stupro: la sensazione di essere stata irrimediabilmente "sporcata". Che è comprensibile, ma assolutamente sbagliata. Perché di Lurido, in una violenza sessuale, c'è soltanto ed esclusivamente l'uomo che l'ha compiuta: nient'altro.

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