L'intervista al grande scrittore

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Sotto la copertina del titolo edito da Zandonai

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La copertina

 

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Foto di Giulio Malfer

LE INTERVISTE DI SENTIRE: Boris Pahor

di Roberto Rinaldi

Boris Pahor sa analizzare le vicende storiche senza retorica, capace com'è di affrontare il tema del negazionismo, un'ideologia  che ha scatenato di recente feroci polemiche nei confronti di chi vuole cancellare la memoria di chi ha sofferto. Un tentativo di smentire la volontà del nazismo nell'eliminare milioni di esseri umani. Pahor è stato deportato nei campi di Dachau, Markirch, Natzweiler - Struthof, Dora, Harzungen, Bergen Belsen, e la sua testimonianza pubblicata dal Comune di Nova Milanese  insieme all'Archivio Storico di Bolzano, dove sono raccolte le testimonianze dei sopravvissuti. 

Nel suo libro "Qui è proibito parlare", lei parla del divieto di parlare la propria lingua madre, lo sloveno e croato, definita "lingua tagliata". Lo sa che succedeva anche nel Sudtirolo?
"Conosco bene ciò che è stato commesso anche da voi ai tempi della sciagurata decisione di imporre l'opzione alla popolazione tedesca. Una soluzione vigliacca! Negare la propria identità culturale e linguistica è stato aberrante. A Trieste non si potevano tenere riunioni nei teatri che venivano bruciati e per la ricorrenza di San Nicolò ai bambini si davano i pacchetti dono di nascosto . La polizia si scannava per trovarli e  catturavano le donne che li consegnavano e  internate. L'inizio del concentramento".

Lei sostiene che ciò che è stato commesso in Italia durante i primi anni del fascismo anticipa di molto le responsabilità dei nazisti. Perché non se parla?
"Si vuole nascondere la verità. Del fascismo si cerca di ricordare solo ciò che conviene e mai della nostra regione, il Friuli  in considerazione del destino degli sloveni.

La verità?
"Nel 1918 gli italiani occuparono le terre slave. Tutto quello che era cultura andava internato. Questa era l'Italia liberale. Nel 1920 il fascismo bruciava le nostre istituzioni, le case, interi paesi della Slovenia che nel 1941 furono annessi all'Italia dove nacque il movimento nazionale di liberazione antifascista. Si veniva incarcerati e la Slovenia era occupata dagli italiani e tedeschi. La parte di responsabilità italiana è stata insabbiata. Ci sono stati criminali di guerra italiani mai passati in giudizio. Il generale Roata era il più terribile. Mussolini a Gorizia aveva dato l'ordine di eliminare tutti i maschi sloveni e croati. I deportati vivevano nei campi sotto le tende militari e i bambini erano degli scheletri e morivano di fame".

Mussolini disse che la razza slava era inferiore e barbara e si doveva usare la politica del bastone..Come commenta?
"Le leggi razziali sono state emanate nel 1938 a Trieste, 12 anni prima della decisione di perseguitare gli ebrei in Germania nella notte dei Cristalli. Hitler considerava Mussolini suo maestro all'inizio, poi le cose cambiarono e la popolazione italiana era considerata traditrice come era accaduto nella prima guerra mondiale. Nel mio campo di concentramento gli slavi e i croati erano considerati italiani. Un popolo conquistato e non redento. Il primo conflitto non è l'Unità d'Italia. Non è una terra redenta, è una non verità storica". Sotto l'Austria si aveva una libertà culturale che in Italia non c'era. Gli sloveni vivendo sotto Venezia avevano una specie di autonomia, passati nel 1866 sotto il regno d'Italia, iniziò la loro snazionalizzazione forzata"

Tre chi parla di "responsabilità storiche del fascismo" (Giorgio Napolitano) e chi di "deficit etico in Italia sulle responsabilità storiche del fascismo" (lo sloveno Danilo Türk) oppure di "sanguinari slavi" circa le foibe, lei che dice?
"Oggi in Europa tutti parlano come Napolitano. In Italia i professori che conducono gli studenti sui luoghi di lavoro delle foibe, dovrebbero aggiungere anche la storia antecedente. Ma il capo dello Stato ha detto anche che bisogna non dimenticare ciò che il fascismo ha fatto agli sloveni".

Lei va volentieri di parlare alle nuove generazioni, Cosa incontra?
"Mi piace andare nelle scuole e parlare con i giovani, è più utile che incontrare persone vecchie come me. I ragazzi possono ascoltare e interessarsi per qualcosa di umano o storico che gli colpisca. In questo ho molta speranza. La memoria non è un libro perché la memoria non viene scritta nei libri".

La polemica tra ebrei e Vaticano, dopo il ritiro della scomunica al vescovo lefebvriano Williamson convinto le camere a gas naziste siano invenzione. Lei che ne pensa?
"Questo vescovo dimostra di non essere ragionevole. Pare una difesa del nazismo, una presa di posizione di un uomo non informato di propria volontà. Non ha prove e vuole diminuire le colpe dei tedeschi. Nega l'evidenza storica. Si può discutere sul numero di persone sterminate, ma questo non cambia la sostanza dello sterminio".

 

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