Monumento a Dante: le polemiche
(Trento, 15 ottobre 2009) - Non fu attentato ma una vera e propria implosione. Dunque: cedimento strutturale. Lo hanno accertato le telecamere posizionate su Piazza Dante, luogo controllatissimo del resto perchè a due passi dalla casa madre dell'autonomia, la sede della Provincia Autonoma di Trento, e dalla stazione.
Un luogo che negli anni è diventato anche ritrovo e primo punto di approdo di senza tetto, prostitute e clandestini. In questo luogo Dante non è solo. A pochi passi troneggia un'oca gigante e poco più in là il Monumento alla Famiglia Trentina varato in passato dalla Galleria Civica di Trento.
Dunque le telecamere annullano l'allarme diramato con nota ufficiale: sabotaggio, si leggeva a poche ore dal crollo dell'opera di Lara Favaretto. Qualcuno potrebbe eccepire il reato di procurato allarme. Ma la Galeria Civica ha subito chiarito: "abbiamo fatto una denuncia solo perchè fossero fatti dei controlli visto che all'artista era stato pure tirato un sasso".
Povera Lara Favaretto: lei si era preoccupata di costruire un concept. "Non è compito dell'artista comunicare, ma di chi organizza" commentava a poche ore dal bailamme Federico Pietrella che in quei giorni giungeva a Trento da Berlino (dove vive e lavora) per partecipare alle performance di Casa Stelzer.
Come noto della vicenda si è discusso per settimane con richiami in cronaca nazionale: una stroncatura senza appello è venuta da Luca Beatrice sul Giornale, ma anche il Sole 24 Ore non è andato per il sottile e altrettanto ha fatto Sgarbi. Il Dante ingabbiato aveva già suscitato polemiche a non finire soprattutto nella popolazione. Il crollo aveva trasformato una notizia d'arte in una notizia di cronaca.
"Noi ci crediamo e andremo avanti" aveva detto il neo-direttore della rifondata Galleria Civica alla vigilia della mostra del ventennale.
Era logico che quanto accaduto al Dante ingabbiato avrebbe dominato l'incontro con la stampa a poche ore dal cedimento strutturale del Momentary Monument di Lara Favaretto. Ma Andrea Viliani aveva mostrato granitica determinazione ed ha preferito spiegare il concept che sta al fondo della mostra inaugurata lo scorso 9 ottobre 2009 quando si è finalmente capito che molte delle polemiche erano da ascriversi ad un vero e proprio difetto di comunicazione ascrivibile allo staff che ha affiancato il neo-direttore.
Infatti, il monumento a Dante di Lara Favaretto, aldilà dei contenuti dell'opera (voleva far discutere sull'identità e ci è perfettamente riuscita) non è costato né 160 mila, nè 110 mila euro. Bensì: 52.000 di cui 30.000 a carico del Comune, il resto a carico dei soci privati della fondazione.
Lo ha svelato il presidente della Fondazione Danilo Eccher che ha difeso Lara Favaretto, il suo coraggio e la sua dimensione di artista internazionale. "Porta l'arte italiana nel mondo" ha detto il Presidente che ha aggiunto: "Questa non è la rana crocifissa del Museion e nemmeno i bambini impiccati di Cattelan opere che possono toccare e far discutere. Queata è un'opera di grande rigore formale".
A difendere l'operazione è stata anche l'assessore alla cultura del Comune di Trento Lucia Maestri, che rivendica di aver sempre creduto nel progetto e di essersi spesa in prima persona per rifondare e salvare la Galleria con i suoi 20 anni di eccellenza.
"La Galleria ci costava 700 mila euro, oggi invece 420 mila. Il compito di un politico non è quello di mettere il bavaglio all'arte, o suggerire come fare un'opera darte io non sono Mussolini" dice. Poi si è lasciata sfuggire con sguardo gelido che gli attacchi sarebbero frutto degli orfani del precedente direttore (che pure rappresenta parte di quel cammino di eccellenza che lei ha salvato). "Il giorno che qui dentro trovassimo solo 20-25 affezionati ci diremo di aver sbagliato".
Ora la Fondazione Galleria Civica - Centro di Ricerca sulla Contemporaneità di Trento chiede di dare attenzione e tempo alla mostra inaugurale. A dire il vero non solo una mostra, ma tante, per dire i propri vent'anni e tutte sparse nella città.
"Non una retrospettiva, ma una sorta di ritorno al Futuro" ha detto ai giornalisti il neo-direttore Viliani. "Civica 1989-2009 / Celebration, Institution, Critique" si articola in un caleidoscopio su più sedi.
Superata la prima delusione cocente per come la città ha accolto l'opera di Lara Favaretto, Viliani aveva chiesto alla vigilia di non giudicare, di aspettare, di informarsi, di vedere i capolavori esposti. Sperimentazione è la parola a cui Villiani ricorre a più riprese. "La Galleria è stata presidio quando nessuno faceva ricerca sul contemporaneo, museo quando i musei ancora non c'erano, quando son sorti è tornata a sperimentare".
Lo farà ancora, diventando una sorta di archivio sul Futuro. Quello che sembra un ossimoro, è fisicamente un nuovo ingresso: da Via Cavour 19.
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