Abbasso tutti i muri

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Viva l'Utopia - di Corona- Perer

Credevamo tutto fosse finito nel 1989.
Con la caduta del muro di Berlino l'ebbrezza fu padrona dell'Europa. Nessun muro avrebbe più offuscato il futuro dell'umanità. Il banale equivoco che l'aveva reso possibile mostrò il potere della massa, il bisogno di due mondi di sentirsi uno solo.

Chi su quel muro era morto nell' irrefrenabile impulso verso la libertà, vinceva. Fu un violoncello a mettere la parola fine. Si saprà qualche tempo dopo che quel musicista suonava per farsi sentire da Dio. Una lode di ringraziamento e un medicamento ad una ferita lontana, incisa nell'anima.
Credevamo.

I muri in realtà non hanno smesso di fare la loro comparsa: a Gerusalemme come in Messico. Persistono tra le due Coree, a Belfast e Bagdad, nel deserto sub-sahariano e nell'anima di Armeni e Turchi.

La stolta necessità dell'Uomo di stabilire i confini del Potere, ferma il futuro.

E per sovvertire i termini che separano potenti e deboli, ricchi e poveri, un volto felice e ricco di una sola cosa: la povertà. L'abbiamo intercettato per strada e ci aiuta restare tra le storie d'Uomo, i suoi sogni, le utopie, le miserie, la ricchezza, la sua bellezza.

Come quella che può capitare per strada e che chiede il nostro tempo: il tempo di una sosta per incontrare chi può farci dono della sua povera ricchezza. Sono certa che possa accompagnare i nostri pensieri con un tocco di serena saggezza.

Corona Perer
direttore@giornalesentire.it

 

 

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