Danilo Eccher: "Trento, mi hai delusa"
(Trento, 9 ottobre 2009) - Eccher è apparso amareggiato: "Non riconosco più la mia città" ha detto all'inaugurazione nel corso della quale - come era logico attendersi - gran parte dei ragionamenti sono stati spesi per le recentissime polemiche sul Dante ingabbiato."Sfido chiunque a far fare un'opera con un budget di 52 mila euro ad un'artista internazionale" dichiara il presidente della Fondazione all'inaugurazione mattutina. La stampa è basìta: possibile che ci sia stato un abbaglio? Nient'affatto: l'equivoco nasce dalla nota diffusa dallo staff della Galleria Civica che, nel tentativo di arginare le crescenti polemiche (in fase anteriore al cedimento strutturale), annoverava anche gli sponsor tecnici, cioè le cosiddette membership, le ditte fornitrici di servizi: chi fornisce la luce, chi le assicurazioni, chi monta, chi mette la sabbia, chi il muletto. Hanno un loro valore quantificabile, ma sono semmai un risparmio logistico.
"Ho chiesto chiarimenti e controllato: l'esborso è stato solo di 52 mila euro" assicura Eccher. Insomma un grande bailamme gestito probabilmente male da chi doveva affiancare la direzione artistica e comunicarla. "Ringrazio Viliani per la calma e la compostezza con la quale ha reagito agli attacchi" afferma Eccher che poi, rivolgendosi all'assessore alla cultura del comune di Trento Lucia Maestri, ha avuto parole di grande amarezza.
"Non vorrei essere al tuo posto, sarei preoccupato a rappresentare una città che non sa reagire con la misura necessaria davanti ad un'opera d'arte. Ho difficoltà a riconoscere questa città: non è possibile che Trento perda l'ironia. Che fine ha fatto? In quale paese viviamo perché si arrivi a dire chiudiamo-un-museo-perché-l'opera-non-ci-piace?".
Parla da critico quando dice che in realtà "...attorno a Dante si mettono quasi due mani a proteggerlo. Il mio timore era solo che qualcuno potesse strumentalizzarla politicamente visto che si lavorava su una piazza, punto di approdo di tanti extracomunitari. Quello era il rischio, semmai, non mi aspettavo che tutto diventasse una questione contabile".
E poi aggiunge "...questa non è nè la rana crocifissa nè l'albero dei bambini impiccati" alludendo a due opere che in passato hanno fatto discutere e non poco il mondo dell'arte contemporanea anche in Regione (la rana venne esposta al varo di Museion a Bolzan, i bimbi impiccati ad un albero sono quelli che Cattelan realizzò a MIlano)
Eccher definisce Lara Favaretto la più importante artista italiana del momento a livello internazionale e si dice dispiaciuto per una cosa: la bega ha di fatto oscurato tutto il lavoro di ricerca svolto nel frattempo dalla Galleria per trasformare i 20 anni in una festa di rinascita. Eccher si augura che i trentini troveranno ora il tempo per vedere la mostra.
Poi spiega che qualcosa di analogo gli era capitato anni orsono in una piccola città come Benevento, quando venne murato l'arco di trionfo. "La gente non capì, si stracciò le vesti poi ci ringraziarono: una città muta aveva ritrovato la sua voce". Da critico d'arte e curatore afferma che quella di Favaretto è una grande opera, di grande pulizia e rigore formale.
Chiarire l'equivoco ora è necessario, altrimenti la città non saprà comprendere il senso dell'operazione che è stata compiuta al suo interno. E perchè ora a parlare sia solo e soltanto l'arte.
(Corona Perer)