Federico Pietrella in site
di Corona Perer
(Trento, 9 ottobre 2009) - Alla Biennale di Venezia avrebbe potuto starci anche tu. Quando gli abbiamo chiesto cosa ne pensasse dell'edizione Birnaum, e cosa gli è piaciuto, ha risposto "Il titolo, perché ogni artista è davvero un mondo a sé". Il mondo di Pietrella ormai riede in Germania.
Lo si potrebbe definire un "romano di Berlino". L'artista da tempo ha preso casa nella metropoli tedesca. C'è anche lui tra le opere realizzate nella residenza d'artista ideata da Paola Stelzer: Federico Pietrella. "Senza Titolo" il suo lavoro, che occupa una stanza.
L'artista ha iniziato sollevando la moquette del pavimento, impilando il tessuto e poi ritraendo il curatore Federico Mazzonelli su carboncino. Lo strumento (di solito Pietrella usa dei datari) è questa volta una gomma per cancellare. Ad opera finita il soggetto guarda i pannelli di moquette impilati e sembra progettare la prossima mossa. Arte concettuale che merita un approfondimento.
Ci spieghi l'opera che hai fatto a Casa Stelzer?
L'installazione si compone del ritratto su carta e di un oggetto tridimensionale. Ho lavorato con il pavimento in moquette per il suo essere ‘carico' di un calpestio che è passato e quindi dice la storia dello spazio. Il presente è fissato invece nell'immagine su carboncino, una figurazione ottenuta per sottrazione lavorando con una gomma che cancella il carboncino. Volevo creare un dialogo: da un lato la storia del luogo, dall'altro la storia che si sta costruendo adesso.
L'idea della residenza d'artista di Paola Stelzer ti è piaciuta?
Si. Ho potuto lavorare con cura e concentrazione, avendo il tempo e i mezzi per realizzare un lavoro. E' stato anche un ritorno gradito per me, avendo già lavorato a Trento, alla Galleria Civica e in piazza Duomo per un'installazione pubblica. Ho esposto al Mart e anche alla Galleria Deanesi di Rovereto.
Che cosa ne pensi del Dante ingabbiato?
Quando sono arrivato in stazione ho visto l'opera in costruzione, non sapevo di cosa si trattasse ma mi è piaciuto subito. Ho pensato che in questa città accadono molte iniziative culturali.
A Trento ci sei stato proprio nelle ore in cui la città era investita dalle polemiche che ne pensi?
E' ovvio che lavorare su uno spazio pubblico espone l'artista. Mediare al pubblico il significato di quel lavoro non era però compito suo.
Tu sei romano ma vivi a Berlino. Come mai?
Avevo desiderio di andare in un posto nuovo, portare poche cose con me e vivere una nuova realtà quotidiana. Berlino è una città facile da vivere e dove un artista può lavorare bene.
Lo studio privato, il rapporto con la galleria, le fiere, le biennali. Oggi cosa conta davvero nel lavoro di un artista?
Se si intende ciò che conta per ottenere successo, non saprei, perchè non credo si arrivi mai ad un traguardo.
La tua arte ha un forte impiego manuale, un modo di guardare all'arte come al terreno del saper fare?
C'è molta tecnica in quel che produco ma io non ne faccio un punto d'orgoglio, mi è semplicemente utile per formalizzare quel che voglio trasmettere. Considero ovvio che si possa fare arte in qualsiasi maniera, da soli o in collaborazione, bella o brutta, all'avanguardia o in retroguardia.
Alla Biennale di Venezia avresti potuto starci anche tu. Cosa pensi dell'edizione Birnaum, cosa ti è piaciuto?
Ho trovato molto suggestivo il titolo dato da Birnbaum: ‘Fare mondi'. Perché ogni artista è davvero un mondo a sé.
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