Pantelleria, isola dei venti
Chiamata Yrnm dai Fenici, ovvero isola degli uccelli, Pantelleria deve in realtà il suo nome ai Greci: 'patelareas' significa testuggine, la forma di quest'isola appoggiata sul Mar Mediterraneo più vicina alla Tunisia che alla Sicilia.
Abitata già dal quinto millennio avanti Cristo, era nota nell'antichità per i suoi giacimenti di ossidiana, materiale vetroso con il quale oggi sull'isola si confezionano stupendi bijoux e oggetti di artigianato artistico.
Qui sono passati i Sesioti e più tardi i Fenici che ne fecero lo scalo dei traffici tra Africa e Sicilia. Vennero dopo Cartaginesi e Romani e in seguito Vandali, Bizantini, Arabi, Svevi e Normanni con lunghe dominazioni.
Quella che ha lasciato più il segno è la dominazione araba rimasta nei nomi delle contrade o dei monti: Kharuscia, Bukkuram, Benikulà, Khamma, Gibele...
L'isola è stata preservata dall'edificazione forsennata. I dammusi sono oggi contesi e pagati a peso d'oro dai turisti (vip, architetti di grido, stilisti e miliardari hanno eletto Pantelleria a buen retiro) e la loro calata da vent'anni a questa parte ha portato a molte sapienti ristrutturazioni. Armonicamente calati nella natura i dammusi sono spesso nascosti da fitta vegetazione, nelle macchie di colore di buganville e oleandri.
L'isola è sorta da un cono vulcanico alto 2000 metri dal fondo del mare sprigionatosi dalla spaccatura di Africa ed Europa, continenti un tempo uniti. Le antiche mappe censiscono 36 bocche e l'attività del vulcano si manifesta in montagna nelle 'favare' e nei geiser che salgono nelle acque del lago di Venere, nelle saune naturali che si possono sperimentare liberamente nelle grotte e nelle calette alcune delle quali accessibili via mare.
Spazzata dai venti e chiamata anche "isola dei venti", Pantelleria è magica anche nelle giornate di Tramonatna che soffia intensa di inverno, o con lo Scirocco o il Maestrale che la spazzolano d'estate. Noi l'abbiamo visitata proprio in queste condizioni e ne abbiamo apprezzato i cieli mutevoli, le rapide sortite del sole, lo spumeggiare del mare che, potente e arrabbiato, sembra abitato da una divinità in agitazione.
"Durerà tre giorni" dicono con serena rassegnazione gli isolani quando il maestrale inizia a soffiare. Sospendono ogni attività, abituati come sono a convivere con le forze naturali (mare, vento, vulcani).
Ma c'è un punto al riparo dei venti. Posto in una depressione a -2 metri sul livello del mare è abitato da Bellezza e Leggenda: vi si specchiava Venere, raccontano gli isolani.
E' il Lago Specchio di Venere, dalle acque termali, verdi e smeraldine. Qui fanghi e acque curative sono a disposizione di tutti. Un ben di Dio da sperimentare fino in fondo. Forse vi accadrà quel che è capitato anche a noi: prendere atto che a Pantelleria ci si arriva attratti dal meraviglioso blu del suo meraviglioso mare...per finire inammorati di un lago verde e cristallino con acque che in alcuni punti superano i 45° gradi di temperatura.
E i Panteschi? Gente bella e ospitale. Fanno gli agricoltori e non i pescatori: i rinomati capperi e le uve per l'eccellente passito, i loro prodotti.
Generosi e sempre pronti a godere delle gioie della vita, danno al tempo la sua giusta dimensione senza mai indulgere alla nordica agitazione dei turisti che osservano impegnati nello struscio serale di via Borgo Italia durante i loro aperitivi extra-large.
Senza fretta e senza ansie. Beati loro.
(C.Perer, luglio 2010)