L'antica abitazione pantesca risponde a norme di architettura eco-compatibile. Saggezza verde...ante-litteram

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Foto di C.Perer (luglio 2010)

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I dammusi sono oggi contesi e tutelati. Costituiscono leggenda alcuni (gravi) incidenti di percorso come quello accaduto alll'ex ministro delle Finanze, Vincenzo Visco, che s'è trovato a scontare, nel 2001 l'ammenda di venti milioni di lire e di dieci giorni di arresto, in seguito alla condanna definitiva in Cassazione. L'accusa era relativa proprio alla ristrutturazione di un vecchio dammuso in contrada Nicà.
Sotto...le palme della villa di Giorgio Armani

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I dammusi, armonia e saggezza del costruire

Al-Quasayra (la piccola, secondo definizione berbera), è l'altro nome di Pantelleria. L'isola altro non è che la sommità di un edificio vulcanico sottomarino.

Dammuso, è il nome della antica abitazione pantesca; deriva dall'arabo dammus, da cui deriva domus in latino (casa). Conformi al paesaggio naturale, sono testimonianza di una sapiente filosofia del territorio. 

La tecnologie costruttiva è emblema di semplicità, intelligenza, architettura eco-compatibile ante litteram eredità della dominazione araba.

Naturalmente il dammuso ha subito nel tempo evoluzioni morfologiche e tecniche, ma i più antichi hanno tutti la stessa caratteristica e nascono da blocchi di roccia vulcanica a secco. L'assemblaggio non prevedeva l'uso di malte o leganti. Qualcosa di simile si trova in Sardegna con i  nuraghes sardi o in Puglia con i trulli.

Sorgono dove il terreno è apparentemente più aspro e sassoso, su banchi rocciosi ipogei, e nonostante le fondazioni poco profonde (circa cinquanta centimetri) sono solidissimi e hanno resistito nei secoli.

Sono tre gli ambienti interni: kammira, arkova e kammirino. Ovvero l'antro centrale e due camere naturali una delle quali veniva utilizzata per stipare i capperi. Il complesso è sostanzialmente con piccole aperture: la porta d'ingresso e le piccole finestre chiamati gli occhi di pietra.

Le mura perimetrali sono spesse almeno un metro per assorbire il peso della copertura (in latte di calce) ed anche per isolare l'ambiente interno. Il tetto a volta discendente in una piccola onda serviva a racciolgiere le acque piovane nei prolungati periodi di siccità che imponevano un sistema di raccolta delle acque.

L'uso della calce, contribuiva anche alla protezione dall'irraggiamento solare cioè al respingimento dei raggi solari qui fortissimi.

La cisterna interrata era una delle prime preoccupazioni di chi costruiva, orientando il proprio dammuso secondo i blocchi lavici esistenti sul terreno che quindi condizionavano l'opera.

Di tipica concezione araba i  giardini realizzati con muri a secco, e in genere a pianta circolare, per preservare limoni e olivi dai forti venti marini.




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