PELLE a cura di Agostina Zwilling
di Corona Perer
"Ci unisce un verbo: sentire". Ho avuto modo di seguire sin dal suo nascere PELLE: l'ho vista prendere forma, sostanziarsi. È una storia di percezioni, suggestioni provocazioni. Una storia che coinvolge, chiama, anzi: "convoca".
Il suono di un corno sembra aver proclamato il suo "Shemà" ( עמש in ebraico): non basta ascoltarlo, serve "sentirlo". Corpi che hanno superato l'effimero e sono approdati alla sostanza, sembrano essersi radunati per parlare con parole tanto mute quanto eloquenti.
La loro Bellezza, il primo colpo al cuore. La loro Sostanza, il secondo.
Sono post-corpi ricondotti alla loro naturale essenza: primitivi perchè evoluti. Un demiurgo sembra averli plasmati conferendo loro uno stato naturale utile a contenere il ‘sentire' vero ed essenziale.
In realtà questi abiti-scultura sono il prodotto di un lavoro di equipe scandito da mani di donna in piena e condivisa democrazia. L'art-director che ha condotto le 8 designer e di filo in filo, di passo in passo, non è però la dea-madre. Il lavoro esce da operose ancelle-demiurghe che hanno condiviso con la loro "sacerdotessa" una filosofia improntata a ciò che è naturale e sostenibile.
Da anni la ricerca di Agostina Zwilling s'incentra sull'analisi del rapporto tra l'abito, come secondo corpo e il suo estendersi nello spazio, attraverso l'utilizzo di materiali naturali ed organici. Il suo mondo non contempla aghi e forbici. Si avvolge e svolge attorno ad un filo che non è solo materia prima, ma relazione. È quel filo che lega sensibilità, percezioni, intuizioni diverse e ne fa un'unica storia sgorgata da tante differenze. È esperienza di un comune "sentire".
Agostina non cuce: unisce. Agostina non produce: crea. Ama ricomporre ciò che è ferito, lenire, scaldare, avvolgere. Anche lo strappo le è utile allo scopo: è il venire meno della regola, il sovvertimento dell'ordine a favore non del dis-ordine, ma della Armonia.
La sua prima preoccupazione (e in questo ci riconosciamo) è proporre un nuovo modo di "percepire" il mondo. PELLE traduce il bisogno di risarcirlo con emozioni pure trasferite nella materia (e da questa comunicate) tramite tessuti impalpabili che vengono manipolati e uniti senza mai ferirli. Solo così possono parlare al corpo che li indossa. Solo così il corpo potrà "sentire".
Ma attenzione: non siamo convocati né a un defilè, né ad un mostra mercato. Siamo al cospetto di una pratica che ha come imperativo categorico la sostenibilità. Una pratica possibile, responsabile. Con PELLE l' abito diventa metafora e pretesto per ricollocare ciascuno al cospetto di un guscio che è destinato a contenere l'essenza che solo grazie a processi produttivi naturali ed ecosostenibili
potrà risarcire un mondo ferito dalla irresponsabilità.
Brentonico 6 agosto 2011
(testo tratto dal catalogo "PELLE" Italian Felt Academy)