Ecco il mio racconto....
Tra i tanti splendidi ricordi di Goteborg c'è, come dire?, un neo, un punto nero,anzi rosso. Rosso come i tanti semafori che cancellavano il verde ogni volta che la nostra auto s'avvicinava. Rossi eterni,che mai si decidevano a virare sul colore che consente la ripartenza. Un autentico calvario per una troupe televisiva, in perenne peregrinare ed in tempi contingentati.
Fu proprio un giorno, davanti al dodicesimo semaforo rosso nel giro di tre chilometri, che il mio collega operatore Moranduzzo disse: guarda che bel tram!
La causa del nostro stop era uno dei tanti tram, di inizio novecento, che la municipalità svedese ha restaurato e mandato in servizio per i campionati e che, in quel momento, stava sfilando - austero e orgoglioso - davanti a noi. Idea! Il tram come la vita, come il successo, come i desideri, le speranze. «Che bello, soggiunsi a voce alta, se Andrew Howe vincesse l'oro e se riuscissimo ad intervistarlo, a scioglierlo, conoscerlo un po' di più portandolo in giro su un vecchio tram».
Detto, fatto, come se la vittoria di Andrew fosse cosa già acquisita. Corsa a Casa Italia, formalizzazione della proposta al consigliere Fidal Angelotti perché la girasse a chi di dovere, preventivo ok anche da Andrew e da mamma Renée.
Mancava il tram ma c'era Martina, la hostess svedese che l'organizzazione degli Europei mi aveva assegnato come guida. Martina è stata splendida e nel giro di due ore tutto era pronto, a disposizione, se e quando avessimo voluto. Il che è accaduto il giorno dopo la conquista dell'oro di Howe nel salto in lungo.
Cielo azzurro, sole, caldo ed eccoci tutti sul vecchio tram datato 1901 con Andrew a raccontare e raccontarsi davanti ad una telecamera e ad un microfono, a giocare a fare il controllore con tanto di berretto in testa, a firmare autografi ai passeggeri increduli di poter toccare una medaglia d'oro appesa al collo di un campione di oggi e di domani.
Conducente e controllore "veri" disponibili a soddisfare le esigenze tv di Moranduzzo e del fotografo Fidal Colombo. Personale di bordo così discreti da chiedere umilmente, a viaggio concluso, se era possibile fare una foto ricordo col nostro campione, sul loro vecchio tram. Eppoi i bimbi a guardare Andrew con occhi trasognati, i passeggeri che ignari salivano ad ogni fermata e si trovavano in una sorta di studio televisivo ambulante ma in continua evoluzione, protagonisti, loro stessi, di un racconto -per immagini, parole ed emozioni- che stava nascendo strada facendo.
A fine corsa lo scatenato Howe mi ha ringraziato entusiasta ed ha aggiunto in perfetto romanesco:"io so matto ma tu più de me!"
Genesi di un servizio televisivo che è piaciuto tanto, che ha mostrato il vero, genuino, vulcanico Andrew Howe, che ci ha fatto conoscere ed amare un po' Goteborg e la sua gente. Tutto merito (o colpa) di un semaforo troppo rosso, di un tram costruito nel 1901 e rimesso in circolazione, quasi aspettasse l'arrivo degli italiani. Ma, in fondo, perché meravigliarsi?
Come ho detto ad Andrew: " C'è un tram che passa sempre, basta non perderlo!«C'è il tram del successo, della fortuna che ti schiude porte blindate», ma soprattutto, «c'è il tram della vita» a bordo del quale può accadere di tutto, anche l'avverarsi di qualche sogno. O soltanto di un bel servizio tv, in grado di piacere ( al pubblico visto che è poi stato replicato alla Domenica Sportiva) all'interessato ed anche all'autore.
Il che non accade sempre.