Quando l'arte può precedere e prefigurare la scienza - La proposta di Uzunovski portata alla Biennale in rappresentanza dell'Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia  ora è esposta da Federico Luger a Milano in Via Domodossola 17 - Imperdibile

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Le foto di questa pagina si riferiscono
all'opera "Sunshine" di Nikola Uzunovski
Courtesy Federico Luger, Milan.

Uzunovski, il sole in miniatura

E' stata inaugurata lo scorso 12 gennaio 2010 a Milano una mostra dedicata ad un'opera che vi abbiamo segnalato per la sua genialità a giugno 2009, in occasione della Biennale. 

E' esposta da Federico Luger a Milano in Via Domodossola 17 - Imperdibile. E' assolutamente geniale la proposta di questo artista macedone: My Sunshine sono pannelli riflettenti che, posizionati all'interno di palloni aerostatici trasparenti, rimangono sospesi nel cielo riflettendo a terra i raggi del sole. Risultato: tanti soli a chi il sole non ce l'ha come il popolo lappone. Per Uzunovski il compimento dell'opera non risulta ormai quasi essere nemmeno più così fondamentale e il suo interesse si è rivolto, oltre che alla ricerca scientifica, alla ricerca di una creatività collettiva.

Il concept è avveniristico, e spazia tra scienza e utopia, coniugando ricerca tecnologica a pratica artistica che domina la ricerca del giovane macedone Nikola Uzunovski  (classe '79).

Dopo l'esposizione nello Spazio Semplicemente Contemporaneo di Padova, il progetto "My Sunshine" dell'artista nato a Zemun (Belgrado) 30 anni fa, è stato  esposto alla 53. Biennale d'Arte di Venezia in rappresentanza dell'Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia.

Prende vita dall'idea di realizzare un sistema di specchi che serva a favorire la diffusione della luce solare in Lapponia. In questa regione, nei mesi invernali, accade che i raggi solari non riescano a riscaldare la terra, restando troppo in basso, sotto la linea dell'orizzonte, ma siano ancora presenti ad una certa altezza dal suolo.

Uzunovski si propone, così, di costruire dei soli.  L'artista è consapevole che l'installazione, oltre a dare agli abitanti del posto la sensazione che non esista più un unico sole, potrebbe mutare il modus vivendi di questa gente, da sempre abituata ad affrontare la mancanza della luce naturale. Lo scopo non diventa così solo artistico, bensì, essenzialmente civile; e l'opera d'arte viene consegnata ad un'effettiva utilità. Data la complessità e i notevoli costi di realizzazione, l'ambizioso progetto rimane per ora ancora irrealizzato.

È così che l'artista ha scelto di presentare "My Sunshine" in più tappe espositive come un work in progress. Portando il suo progetto all'attenzione del SISSA di Trieste o del CERN di Ginevra egli ha saputo coinvolgere in un gruppo di lavoro diverse figure professionali: matematici, astrofisici, metereologi. La sua volontà di trascinare anche ingegneri aerospaziali, architetti e designer, oltreché ambientalisti e analisti sociali, evidenzia una particolare finalità di ordine relazionale. 

Per la Biennale l'artista ha usato prototipi del pallone aerostatico, fotografie, disegni, studi e video che documentano tutto il lavoro fatto fino ad ora, permettendo allo spettatore di comprenderne l'intera evoluzione programmatica e costruttiva.

Come avvenuto in precedenza, anche in questa fase Uzunovski utilizza lo spazio espositivo come una sorta di laboratorio scientifico da utilizzare nelle zone artiche per proseguire il lavoro di concretizzazione del progetto, affrontando nuovi problemi realizzativi in collaborazione con ricercatori, ingegneri, fisici che si troveranno concretamente a studiare e a sviluppare insieme l'evolversi dell'idea di Uzunovski. 
(Corona Perer)

 

 

>>> Nelle foto un'idea che è arte ed è anche
sperimentazione scientifica, soluzione geniale,
trovata tecnologica. L'arte in questo caso
anticipa la scienza.  Courtesy Federico Luger, Milan

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