Maurizio Landini l'ultimo Cipputi
11 dicembre 2011 - Parla di imbarbarimento, di cambiamenti epocali. "Ma questi cambiamenti sono fatti solo perchè opportuni alla logica del profitto, stanno venendo meno le libertà della persona e del lavoratore" ha detto a Fabio Fazio. Anche il Cipputi di Altan (il metalmeccanico comunista di una celebre striscia di fumetti) sarebbe arrossito al suo confronto. Così lui potrebbe essere anche definito - più correttamente - il post-Cipputi.
Maurizio Landini sindacalista della Fiom-CGIL, metalmeccanico fin dall'adolescenza, parla di violazione delle democrazia e non teme l'isolamento. La voce grossa la sta facendo da tempo, ha portato a casa non solo un patrimonio di popolarità ma anche risultati concreti nei referendum interni. Landini piace perchè dice le cose come stanno, pane al pane e vino al vino.
"Ci stiamo battendo perchè ci sia la possibilità di un'uscita dalla crisi uscendo però dai meccanismi che l'hanno prodotta" afferma e, secondo lui, se si peggiorano le condizioni di lavoro - facendo saltare i diritti - si arretra soltanto e si peggiorerà su tutti i comparti industriali. Difendere i diritti dei lavoratori Fiat significa difendere i diritti di tutti.
E pone domande dirette alla Fiat: "Dove sono gli investimenti annunciati? Perchè si continua a chiudere fabbriche strategiche che potevano innovare il parco mezzi civili?" Landini si riferisce alla chiusura del comparto autobus in presenza di un parco mezzi antidiluviano che porterà come risultato soltantole multe dalla Ue. La Fiat quindi non si sarebe impegnata con nessuno... che non sia se stessa mentre investe al di fuori dall'Italia perchè le conviene e le danno i soldi.
"Un governo serio pone condizioni, dovrebbe chiamare il gruppo a dare spiegazioni perchè la Fiat se è quella che è...è anche grazie ai lavoratori e al denaro pubblico che è stato speso in questi anni". Landini è categorico: c'è illegalità e corruzione ma il governo non è in grado di intervenire.
"Si preferisce far pagare ai soliti noti. Che la Fiat produca in Italia ci interessa molto, ma c'è un problema di libertà sindacali che va posto. Abbiamo diritto di esistere e vorrei ricordare che il sindacato non prende soldi pubblici: i 380 mila iscritti pagano 1% al loro sindacato, non viviamo su altre cose".
Landini, che ha iniziato alla catena di montaggio a 15 anni, spiega perchè 10 minuti di pausa sono fondamentali in un contratto e perchè vanno difesi con i denti. "Ci sono lavoratori rotti, proprio così: produttivamente rotti dopo aver lavorato per anni e anni in catena di montaggio". Landini non le manda a dire: si scalda, si accalora quando afferma che il nostro paese non vuole toccare i privilegi, nè i paradisi fiscali.
E' vero, vivo, critico e pungente. Pone domande a cui nessuno oggi vuol rispondere.A capirlo sono solo i cittadini al di qua dal muro: dall'altra parte c'è la casta dei potenti, imprenditori, politici e finanziari. Quelli che fanno le barricate per difendere i loro privilegi. "Non si può lasciare la finanza a decidere delle nostre vite" afferma il post-Cipputi. L'ultimo paladino dei lavoratori, credibile e convincente, razionale e deciso. Ah, se potessimo avere un ministro del lavoro di nome Maurizio e di cognome Landini...
(cp)