Castel Thun, nobile scrigno di antichissimo casato
di Corona Perer
(aprile 2011) - Castel Thun, la straordinaria residenza signorile della Val di Non, raro esempio di dimora principesca che conserva ancora gli arredi originali, oltre ad una ricca collezione d'arte è stato aperto il 17 aprile 2010 dopo una lunga stagione di restauri, durata almeno 20 anni. A un anno di distanza dall'apertura al pubblico, Castel Thun festeggiava 170 mila visitatori.
A gestire il maniero è la direzione del Castello del Buonconsiglio, monumenti e collezioni provinciali. Il bene appartiene alla Provincia Autonoma di Trento.
E' un autentico gioiello. Dentro vi si respirano secoli e una grande famiglia. Nonostante il saccheggio del 1797 dei francesi, Castel Thun è tra le poche dimore principesche dell'arco alpino a conservare ancora gli arredi originali, oltre ad una ricca pinacoteca di oltre quattrocento dipinti con una preziosa collezione d'arte di una famiglia europea ramificata e ricca, oltre che potente.
La riapertura fu l'evento dell'anno 2010 per il Trentino. Soprattutto fu la restituzione di un tassello fondamentale per entrare in contatto con l'identità trentina rappresentata dalla nobile famiglia, quella dei Thun, il cui stemma alle origini aveva una forma semplice (uno scudo azzurro attraversato in diagonale da una banda d'oro, sormontato da un elmo con una coppia di corna di bufalo).
Molto ramificate erano le relazioni con le più blasonate famiglie europee. Tanto che con i secoli il loro stemma evolverà e si arricchirà a segno evidente della potenza raggiunta.
Nel 1516 il blasone inquarta nello stemma quello di Monreale: una mezz'aquila rossa che era stemma di Enrico di Eschenloch. Un secolo dopo, nel 1629, altre acquisizioni di proprietà portano nello stemma dei Thun l'eco della famiglia Caldés. Ora vi sono due elmi, simbolo di grande potere. Ma che ruolo assume ora Castel Thun ?
"Ha lo stesso ruolo che a Trento svolge il Buonconsiglio: un punto di contatto imprescindibile con l'identità del territorio. Sarà anche la seconda sede della nostra prossima mostra dedicata all'avventura del vetro dal Rinascimento al Novecento, tra Venezia e mondi lontani che sarà inaugurata il 25 giugno" spiega il direttore del Buonconsiglio Franco Marzatico.
L'aspetto più affascinante è che non ha mai smesso di essere abitato. Dopo il tracollo delle fortune della famiglia il castello passò nel 1926 al ramo boemo, che non solo mantenne l'uso residenziale, ma contribuì alla conservazione dell'edificio e all'arricchimento dell'arredo.
Quando nel 1992 venne a mancare l'ultimo abitante Thun, Zdenko Franz Thun Hohenstein, la Provincia autonoma di Trento decise di espropriare per pubblica utilità il castello ed entrò così in possesso non solo di un monumento ma di uno scrigno di memoria di una stirpe illustre che segnò con le sue vicende la storia trentina e mitteleuropea.
La dimora è già ambita meta turistica-artistica ed arricchisce la proposta culturale del territorio rafforzando la rete dei castelli trentini (che ha in Castel Beseno, Castel Stenico e il Buonconsiglio i suoi maggiori).
Abitano in queste stanze pagine di storia del Principato visti i personaggi di rilievo che questa famiglia mitteleuropea espresse nei secoli: tra questi l'illuminato mecenate Matteo Thun, membro della Giovine Italia e sostenitore delle imprese garibaldine.
Un ricco casato che ha lasciato tra Rinascimento, Settecento, Impero e Biedermaier meravigliosi secretaires, tromeau barocchi, divani neoclassici, comodini stile impero, cassettoni seicenteschi, stipi, dormeuses, stufe ad olle, argenteria di manifattura veneziana, porcellane, vetri da tavola, armi bianche, forzieri, carrozze, slitte.
Ed inoltre dipinti della scuola dei Bassano, ritratti di Giambattista Lampi, l'importante ciclo di tele di maestri bolognesi del Seicento, tra questi il Crespi, opere di Molteni, Garavaglia, Procaccini, Bergler. Filmati e installazioni multimediali tridimensionali ricostruiranno la storia del castello e della famiglia Thun.
Con i suoi saloni principeschi, gli ampi giardini e un complesso sistema di fortificazioni, costituito da torri, bastioni, fossati e muraglie, il castello affascina ed evoca fasti antichi. La riapertura ha ristabilito un punto cardinale e un passaggio obbligato per capire cosa è stato il Trentino nella storia.
La storia dei Thun è narrata nel video di Filmwork "Io vivevo a Castel Thun" dedicato al suo ultimo abitante il conte Zdenko Thun. Il filmato quotidianamente viene proiettato a Castel Thun nella sala delle Guardie. Diretto dal regista Andrea Andreotti, con la fotografia di Paolo Covi, ripercorre le vicende della nobile famiglia Thun puntando l'attenzione sul suo ultimo abitante che visse in castello fino agli anni Settanta.
Attraverso le testimonianze di tutti coloro che hanno lavorato al castello al servizio del conte Zdenko si ascoltano simpatici aneddoti e avvenimenti vissuti nella dimora della valle di Non. Dall´anziana cameriera del conte, allo stalliere, dall'economo alle cuoche, tutti si soffermano a raccontare particolari episodi accaduti nella magnifica dimora della Valle di Non.
Il video di Filmwork dura 33 minuti, il narratore è Andrea Castelli, che a fine filmato appare in video per descrivere brevemente alcuni aspetti salienti della storia della famigia Thun. Il film è accompagnato da contributi con interviste agli storici dell'arte e ai soprintendenti che hanno curato rispettivamente gli allestimenti e i restauri.
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