Mario Botta, 50 anni di carriera
di Corona PererPer lui l'Architettura non è una missione. E' la Bellezza.
Non è lo strumento per costruire in un luogo, ma per costruire ‘quel' luogo. Il 2010 è un anno importante per Mario Botta: 50 anni di carriera che hanno dato corpo ad oltre trecento progetti. E' noto le sue avveniristiche chiese ma ha disegnato anche la sinagoga Cymbalista di Tel Aviv. Tra i suoi musei (lo Jean Tinguely di Basilea ad esempio) il Mart di Rovereto è il più geniale: concepito senza facciata è stato armonicamente calato tra gli stupendi palazzi settecenteschi di Rovereto.
E per lui è qualcosa di più: è la sua bellissima creatura. Il legame è stretto e non a caso il museo di arte contemporanea gli dedicherà l'evento di punta della sua programmazione 2010 riservando al proprio nume tutelare la tradizionale mostra di ricerca autunnale.
Dal 25 settembre al 23 gennaio 2011 con "Mario Botta. Architetture 1960-2010" saranno ripercorse le intuizioni del professionista ticinese che in realtà da giovane avrebbe voluto fare il fotografo, magari anche il pittore, e di voglia di studiare ne aveva molto poca. A 15 anni non sopportando la scuola, la noia e la disciplina, abbandona gli studi. Non gli resta che fare l'apprendista. Muove i primi passi a Lugano in uno studio di architettura dove scopre l'amore per la costruzione e il disegno.
Capita la sua strada va a Milano a studiare da privatista, consegue la maturità e poi corre a Venezia ad iscriversi ad architettura dove si laurea con Carlo Scarpa. La sua avventura cominciò dunque in modo inverso: prima la pratica e l'esperienza, poi lo studio teorico. Il che - come ammette lui stesso - gli ha facilitato le cose e lo ha portato in pochi anni ad avere la grande opportunità di lavorare con Le Corbusier del quale è stato assistente diretto.
Lo ricorda per la sua forza e intelligenza. «Ha portato in architettura i problemi del ventesimo secolo. È stato per l'architettura quello che Einstein fu per la fisica, una figura messianica della cultura architettonica del ventesimo secolo».
Oggi Mario Botta ha 66 anni. Essendo nato a Mendrisio è svizzero, ma si sente molto italiano. "Non rinuncerei mai alla ricchezza del Mediterraneo e alle sue suggestioni" dice. La mostra che ha la direzione scientifica di Gabriella Belli, nasce su un suo progetto e nel corposo catalogo a corredo della mostra saranno saggi a firma di Carlo Bertelli, Gabriele Cappellato, Alessandro Coppa, Benedetto Gravagnuolo, Giuliano Gresleri, Jacques Gubler, Roman Hollenstein, Nicola Navone, Diego Peverelli, Lionello Puppi, Anne-Marie Werner a dire la sua visione estetica.
Nonostante la celebrità Botta rifiuta categoricamente l'etichetta, spesso utilizzata a sproposito, di "archistar". Anzi lo troverebbe offensivo come ha dichiarato in una intervista a Repubblica dove veniva messo in luce il suo tratto discreto.
L'architetto infatti sostiene che "...oggi occorre ripensare alcuni temi dell'architettura civile attraverso il sacro, attraverso l'idea di soglia, di infinito, di muro, di luce che genera lo spazio».
> Questo articolo è stato pubblicato su SENTIRE 09 gen-luglio 2010
> Leggi A come Architettura