Vita di un paese dimenticato anche dopo l'immane terremoto. I Nu.Vol.A trentini costruiranno un villaggio per orfani in un paese in cui l'infanzia è priva di qualsiasi diritto

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Fonte fotografica: Medici Senza Frontiere

 

Repubblica di Haiti
Capo di Stato: René García Préval
Capo del governo: Jacques Édouard Alexis
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 8,8 milioni
Speranza di vita: 59,5 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 108/93‰
Alfabetizzazione adulti: 54,8%

 

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Fonte fotografica: Medici Senza Frontiere

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La richiesta di aiuti di MSF per il sos terremoto. Ma il post-terremoto non è meno tragico come dimostrano le notizie contenute in questa pagina

Haiti, ancora in ginocchio

(dicembre 2011) - La solidarietà trentina non viene meno quando si spengono i riflettori dei media. A due anni dal terremoto, Haiti continua a versare in una situazione drammatica. Dal Tavolo che era stato istituito a suo tempo dalla Provincia autonoma di Trento e dall'assessorato alla solidarietà internazionale e convivenza, e attorno al quale siedono Croce Rossa, Federazione delle Cooperative, Caritas, Consorzio dei Comuni e Nu.Vol.A., ed inoltre Consorzio dei Comuni, associazioni economiche e confederazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil,  sono nate iniziative che continuano nel tempo.

Una di esse verrà realizzata nei prossimi mesi dai Nu.Vol.A.: si tratta di costruire un villaggio per gli orfani nella capitale Port au Prince, in uno dei quartieri già di per sé più degradati della città, a cui il terremoto ha assestato un colpo mortale. Gli orfani ospitati saranno una novantina: fino ad oggi hanno vissuto nelle tende allestite dalla Protezione civile nazionale, ma ora si rende necessario creare una struttura più stabile, anche perché le richieste non solo non sono diminuite, ma aumentano.

I superstiti di Haiti risentono ancora della recente epidemia di colera: sebbene abbia cominciato a diminuire a febbraio, non è ancora terminata. Nei Centri per il trattamento del colera (CTC) di MSF a Port-au-Prince è stato registrato un aumento dei casi da metà maggio. MSF ha dovuto riaprire centri d'emergenza per evitare che quelli presenti a Carrefour, Delmas, Martissant, Cité Soleil e Drouillard si sovraccaricassero.

"Dal 29 maggio, in una sola settimana, MSF ha trattato 2000 pazienti nella capitale e ci è stato anche chiesto di intervenire in altre aree nell'interno del paese. Il carico di lavoro dovrebbe essere condiviso e serve un maggior coordinamento per migliorare la risposta al colera: troppe strutture pubbliche sono ancora inadeguate", dichiara Romain Gitenet, Capomissione di MSF a Haiti (Fonte: Medici senza Frontiere)

"Il colera è trattabile, ma senza assistenza medica si muore velocemente", aggiunge Romain Gitenet. A causa del colera sono morte 5mila persone sui 300mila casi totali confermati nel paese (dati di fine maggio): il 3% della popolazione di Haiti ha contratto la malattia.

MSF ha trattato 130mila haitiani colpiti dal colera, pari al 43% del totale dei casi. Non appena sono stati registrati i primi casi lo scorso ottobre, le équipe di MSF si sono attivate in 9 dei 10 dipartimenti di Haiti per supportare le strutture sanitarie locali.

Sulla situazione ad Haiti "Misna"   ha denunciato ad inizio anno la tragedia dei ‘restavek' - o ‘restavec', dal francese ‘reste avec' ovvero ‘sta con'- un piccolo popolo di oltre 225.000 bambini di famiglie tanto povere da ‘cederli', mandandoli a vivere e servire in famiglie appena un po' meno povere, semplicemente per poterli sfamare.

A denunciare in modo documentato quella che in molti considerano una vera e propria piaga sociale diversi rapporti e sondaggi pubblicati negli ultimi anni dalla Pamamerican development foundation, (Padf), secondo cui i due terzi circa di questi "piccoli nuovi schiavi" è costituita da bambine tra i sei e i 12 anni di età.

"Il restavek - afferma il rapporto del Padf intitolato ‘Infanzia perduta' - è il primo a svegliarsi al mattino e l'ultimo ad andare a dormire, lavora dalle 12 alle 16 ore al giorno e non frequenta la scuola; deve svolgere lavori di ogni tipo: attingere acqua, pulire e riordinare la casa, andare al mercato e accompagnare altri bambini a scuola mentre lui non la frequenta.

Misna scrive "...Può essere percosso (esiste un tipo di frusta considerata particolarmente indicata per questo uso), ferito, perfino ucciso". Il reclutamento di questi bambini, a volte ridotti in condizioni di vera schiavitù - precisa il rapporto - è dovuto alla povertà estrema di ampie fasce della popolazione, in un paese in cui tra il 70 e l'80 per cento degli abitanti vive con meno di due dollari al giorno. Non è difficile immaginare che il sisma possa ora peggiorare ulteriormente le condizioni dei ‘restavec' sopravvissuti e probabilmente aumentarne poi le schiere".

Una tragedia che purtroppo in molti ignorano e che era stata denunciata anche da Amnesty International quando nel rapporto 2009 denunciava come molte famiglie haitiane, a causa della povertà, obblighino i  figli e le figlie a lavorare presso altre famiglie in condizioni di schiavitù.

Gerardo Ducos, ricercatore di Amnesty International su Haiti afferma: "...bambini e le bambine lavorano in condizioni disumane, subiscono violenze e abusi da chi li ospita, solo per un piatto di cibo". La condizione delle bambine e delle ragazze di Haiti impiegate come collaboratrici domestiche è drammatica: secondo l'Unicef, nel 2007 erano almeno 100.000. Intrappolate in una situazione di totale dipendenza, costrette a sopportare violenze e abusi sessuali. Alcune abbandonano il lavoro o la famiglia che le ospita e vanno a vivere in strada dove non hanno altra opzione, per sopravvivere, che vendere il proprio corpo.
Régina, una ragazza di 15 anni, ha raccontato ad Amnesty International che, all'età di 10 anni, è stata mandata a lavorare come domestica, ma è scappata via perché le bastonate erano diventate insopportabili. Ha passato i successivi quattro anni a Foyer Maurice Sixto, un rifugio per ex collaboratori domestici. In questo periodo ha potuto andare a scuola. All'età di 14 anni è tornata a casa, dove ha subito ulteriori abusi.

Le leggi haitiane non contemplano un quadro giuridico per la protezione dei bambini. La Legge per la proibizione e l'eliminazione di ogni tipo di abuso, violenza e trattamento inumano dei bambini, entrata in vigore nel 2003, ha abrogato un capitolo del Codice del lavoro che regolava il lavoro dei bambini nei servizi domestici, senza mettere al bando la pratica. Il Codice proibiva "l'impiego" di bambini al di sotto dei 12 anni di età come lavoratori domestici e garantiva che chi aveva più di 15 anni ricevesse un salario. 


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