Nei suoi occhi, una richiesta. Sulle sue labbra, un grido di speranza. Mobilitazione per il piccolo  Daouda che chiede di essere salvato. Ecco la sua storia e come aiutarlo

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Daouda è un bimbo di 7 anni: da 3 mesi ha avuto un'infezione o forse un morso di serpente. Non si sa perché: parla una lingua sconosciuta di cui qualcuno conosce qualche parola.
Solo il nonno parla la sua stessa lingua

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Daouda ha bisogno di noi

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Daouda, lo sguardo del bisogno

di Elisa Dossi

(25 gennaio 2010) - A volte a chiamare è uno sguardo. Lo sguardo di un bambino: maturo, troppo serio per essere piccolo. Coraggioso nonostante la sofferenza. Fiducioso. Daouda è arrivato alla casa di maternità delle suore di Koutiala con il nonno. Avrebbe avuto bisogno di un ospedale, ma l'unico luogo dove chiedere aiuto era quel reparto di ostetricia con dieci posti letto, dove i parti annuali sono più di 800: circa 100 in più rispetto a quelli che si contano in un policlinico europeo. Nei suoi occhi, una richiesta. Sulle sue labbra, un grido di speranza. Anche se non si capiva cosa stesse dicendo: perché nell'Africa dalle mille lingue, capita che in un posto nessuno parli la lingua di chi proviene da un villaggio anche poco lontano.

Daouda ha incontrato subito Marisa Bettio, un'ostetrica che da 5 anni si reca a Koutiala per svolgervi attività di volontariato. Immediato l'appello della donna: "Ciao amici, mi trovo in Mali. C'è una situazione molto difficile per un bimbo di 7 anni ricoverato da noi: da 3 mesi ha avuto un'infezione o forse un morso di serpente. Non sappiamo perché: parla solo una lingua sconosciuta di cui qualcuno conosce qualche parola. I genitori non ci sono, e' da noi col nonno che parla la sua stessa lingua". Una richiesta disperata, date le gravi condizioni del bambino: "Solo Medici Senza Frontiere mi potrebbe aiutare a trasferirlo in Italia per il necessario trapianto della pelle, riguardo a cui ho interpellato un'amica chirurgo plastico di Milano. Lei lo accoglierebbe ma non abbiamo per lui l'infermiera nè il passaporto; servono un po' di soldi perche' si deve fermare in Italia per più di 1 mese".

Servono soldi, già: perché per avere il visto necessario a lasciare il proprio Paese Daouda deve dimostrare al governo del Mali di poter pagare le proprie cure e la propria permanenza all'estero. O di avere qualcuno che lo faccia per lui. Garantita la copertura delle spese, il direttore sanitario della struttura italiana ospitante deve inviare al governo del Mali una lettera d'invito in Italia e Daouda può partire.

Si susseguono in pochissimi giorni le e-mail e le telefonate di Marisa Bettio, le sue richieste di soccorso all'Europa: "Ci siamo attivati e stiamo aspettando risposte, pensiamo che ci vogliano almeno 40.000 € nel caso l'intervento sia a completo carico nostro. Speriamo che le strutture da me interpellate ci diano una mano. Grazie di cuore, aspettiamo". Poi, a breve: "Abbiamo la disponibilità di medici e strutture validi a Padova - dice di aver scoperto - Si è trovata un'infermiera che parla la lingua bambarà, la stessa di Daouda, e il francese: sarà lei a accompagnarlo in Europa e a riportarlo in Africa. Per il ricovero a Padova si stimano 1.000 € di spese al giorno, più le spese di viaggio per Daouda e l'infermiera e i costi del soggiorno di entrambi. Non ci siamo sbagliati: servono 40.000 euro in totale".

Il giorno seguente, un'altra telefonata dal Mali: "In Veneto - racconta Marisa -  esiste un  fondo per gli  interventi  sanitari a carattere umanitario. Ci stiamo muovendo per vedere di riuscire a far riconoscere il nostro intervento: se ciò avverrà, sarà sufficiente raccogliere all'incirca 10.000 euro per viaggi, soggiorno, successive visite di controllo. Speriamo".

Tutto sembra farsi più concreto: "Stiamo già predisponendo tutto per il passaporto, così appena avremo la disponibilità finanziaria necessaria potremo partire con Daouda per l'Italia". Nel frattempo, Daouda rimane sdraiato nel proprio lettino, mentre gioca con dei palloncini colorati che Marisa ha appeso al soffitto, sopra i suoi occhi. Nel suo sguardo, la speranza di un avvenire: il futuro che in linea teorica a lui, come  a tutti gli altri bambini, compete. Conclude Marisa Bettio chiedendo aiuto e, se possibile, donazioni: "Ringrazio di vero cuore per quello che potrete fare anche solo mandando e-mail per sensibilizzare e spargendo la voce". 

Marisa Bettio è un'ostetrica che lavora a Padova dove ha anche fondato La Decima Luna, un'associazione di preparazione alla nascita e al parto. La Decima Luna si occupa inoltre di attività di volontariato e aiuto in Mali (www.ladecimaluna.org). Su Facebook c'è un video con Daouda: chiedendo l'amicizia di Marisa Bettio lo si può vedere.  Per informazioni e per tenervi in contatto potete scrivere a: marisa_bettio@yahoo.it

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