Riceviamo e pubblichiamo

Sara-Marquez-assassinio-prostituta

di Fernanda Alfieri

(Trento, 2 gennaio 2012) - Provo una sensazione forte di disagio e di offesa, quando leggo certe cronache di violenza commessa contro le donne. L'assassinio di Sara Marquez è un fatto enorme, che già di per sé ferisce: c'è la miseria di un uomo che non aveva altro linguaggio che la violenza brutale, la tragedia infinita di una giovane donna venuta in Italia (a Trento! la città dove si vive meglio, come recitano le statistiche uscite oggi!) per sopravvivere a una vita di miseria e di sofferenza, trovando la peggiore delle morti.
Il fatto di cronaca, nella sua mostruosa crudeltà, si presterebbe a mille riflessioni. Ma cosa vedo, nelle pagine centrali del quotidiano di oggi? Fra i molti particolari inutili (a quale lettore interessa che la casa dove la giovane si prostituiva fosse piena di immagini di Marilyn Monroe? e - ma tu guarda - che ci fossero delle gocce di sangue sul pavimento?) uno spicca in tutta la sua crudele eloquenza: a pagina 10 una fotografia della bella morta, Sara, prostituta colombiana, in bikini, come se il testo da corredare non fosse la cronaca di un fatto terribile, ma una pubblicità di biancheria intima, o l'annuncio di una hot line.
Che si voglia ricordare Sara nel culmine della sua bellezza? Che si voglia fare un ultimo omaggio alla sua perduta presenza vitale nel mondo? Mi permetto di dubitarne. Lettori (lettori maschi), godete un'ultima volta, con gli occhi, di questo bel corpo di prostituta (fosse stato il corpo di una signora per bene, di una certa età, non ve lo faremmo vedere in mutande).
Lettrici (lettrici donne, brave donne), scandalizzatevi di fronte a questa scostumatezza e pensate, che se le è capitato quel che le è capitato, in fondo se l'è cercata.

 

LEGGI
> La mano maschile di chi... impagina
> Donne e Media: "Media/mente" a cura di giornale SENTIRE


Visita gli archivi di Persone e Idee

www.giornalesentire.it - Note legali - Riproduzione riservata