Riflessioni a margine di una piazza (e all'ombra di un filosofo)

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Umberto Galimberti, filosofo

 

 

 

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Roberta Segata "Inside Me" Premio Colomba 2010

 

Galimberti e la bellezza del pensiero divergente

di Corona Perer 

Tornando a casa, dopo aver assistito ad un presidio informativo sulla Tav a Rovereto, meditavo (con tristezza) sulla cittadinanza del sogno.

Dei giovani avevano allestito con entusiasmo un gazebo sul tunnel di base del Brennero, con tanto di gruppo elettrogeno per il proiettore-video e bombola del gas per un fumante vin brulè da offrire alla gente insieme al materiale informativo sulla ‘nostra' Val di Susa. Una presenza pacifica, tra passanti intirizziti totalmente disinteressati e troppo impegnati nello struscio per fermarsi a verificare se qualcosa li riguardava.

Due cose mi colpivano: la logica delle etichette (ecco quelli della Tav, ergo: non mi interessa). E quella del controllo: carabinieri a monte della piazzetta, polizia a valle, nei pressi agenti  in borghese. Per carità: ogni manifestazione va autorizzata, ma non risultano misure analoghe - ad esempio - per i presidi elettorali. Quei ragazzi - del resto - volevano solo informare. Si battevano per una causa.  

C'è da chiedersi dunque: che cittadinanza ha oggi il sogno giovanile che prende forma nell'impegno sociale ed anche politico? Nessuna. Il più delle volte quello che manca è addirittura il sogno, laddove c'è però... lo si controlla.

Nella cristallina e amara riflessione che Umberto Galimberti ha offerto di recente a Rovereto tracciando il quadro della società italiana - e più in generale occidentale - ho ritrovato questa percezione. Il filosofo ha aperto squarci rivoluzionari, partendo da qualche constatazione. Anzitutto che il nichilismo giovanile affonda le radici nella mancanza di uno scopo, di un fine: di un sogno. Si aggrava nel non ascolto, tanto in famiglia come a casa.

La scuola? Tutta da ripensare se vogliamo una società adulta. Non è più autorevole, non affascina, non dà spazio al pensiero divergente, quello che fa progredire la storia e può procedere anche sostituendo valore a valore (dalla monarchia assoluta la Rivoluzione Francese traghettò perso l'egalitarismo repubblicano ad esempio). Riflettere, discutere, perorare una causa presuppone a monte un pensiero, magari proprio un sogno. Ma in realtà oggi si pretende di procedere con lo stesso sistema binario dei nostri computer: ogni soluzione va individuata dentro il sistema.

L'analisi di Galimberti è stata tanto cruda quanto amara. Deligittimata dai genitori, la scuola andrebbe sostenuta anche quando gli insegnanti sono scarsi per evitare una perdita di riferimenti autorevoli nello studente. Dovrebbe essere il luogo delle differenze perché l'omogeneità delle classi è solo di ostacolo e semmai diventa palestra degli integralismi. Dovrebbe ascoltare i giovani, ma non lo si può fare in classi da 35 allievi.

I professori dovrebbero rifiutarsi di parlare ai genitori evitando ovvietà (tipo: "suo figlio è intelligente ma non si applica, non ha volontà: ma cosa vuol dire volontà?") per parlare invece ai ragazzi e dare spazio alla loro sensibilità. Dovrebbe essere il luogo dove tutto può accadere, aperta fino a mezzanotte se non all'una, per offrire ai giovani spazi di aggregazione e discussione. "Ne avevo parlato a Berlinguer, mi rispose che non c'erano bidelli" ha svelato Galimberti che ha posto l'accento sul docente: educare significa affascinare il ragazzo e per far questo bisogna far leva sulla sua visione erotica del mondo, ma anche riuscendo a scatenare il suo narcisismo, cioè voler riuscire.

Per far questo servono insegnanti non solo competenti ma carismatici cioè autorevoli perché "...insegnare è un'arte e si impara per imitazione come diceva per Platone". Serve una scuola delle idee, che fronteggi il nichilismo causa di due suicidi al giorno, in Italia, fra gli studenti. "Una scuola che NON fa del quiz la materia d'esame: le nostre case sono già state invase dai quiz serali, le università selezionano con i quiz, gli esami di guida si fanno a quiz e anche il nostro sacrosanto diritto di elettori si chiude in referendum strizzati nella logica binaria di un ‘sì' e un ‘no".

Per non parlare del tempo da dare ai figli. "Dicono una fesseria quei genitori che parlano di qualità del tempo. A figli serve la quantità, attenzione vera e costante. Perciò la maternità dovrebbe durare due anni e ogni azienda dovrebbe avere micro nidi aziendali" ha aggiunto il filosofo delineando una società possibile e impossibile allo stesso tempo, perché nega il futuro che esiste solo come minaccia e non come promessa. E fa a meno della sua potenza: i govani. "Il potere infatti è in mano nenanche ai padri, ma ai nonni in una soietà che non è più bi-generazionale cioè padri/figli, ma sempre più vecchia nonni/padri/figli. Conclusione: siamo innegabilmente incamminati verso la decadenza.

"Del resto occidente significa Tramonto" ha detto Galimberti. Che fare? Gli è stato chiesto. "Non è detto che ci sia qualcosa da poter ancora fare". Come avvicinare i figli? "Può darsi che questa società sia incompatibile con la nascita di figli". Avevo la pelle d'oca e improvvisamente ripensavo a quei giovani e al loro sogno/battaglia, pacifica peraltro.

Quello che ci manca è davvero il sogno. Ecco allora che passando per strada ci si dovrebbe solo congratulare se nonostante tutto c'è ancora qualcuno che non esita a battersi per una società migliore.

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