ALEKSANDAR TIšMA racconta le tristi memorie di un Kapò
"Kapò" fu consegnato da Aleksandar Tišma alle stampe nel 1988 cinque anni prima di morire. Il libro, uscito per i tipi della Zandonai Editore di Rovereto, è un grande affresco sui temi del senso e della colpa.
Sè già Hannah Arendt aveva narrato nella "Banalità del male" l'atroce normalità che portò all'orrore della Shoah, qui si narra la normalità del lavoro quotidiano del Kapò nel campo di sterminio attraverso la storia di un sopravvissuto che vive da grigio impiegato di provincia solitario e ritirato, assediato da colpe che ritornano attraverso un'ombra. Il suo incubo ricorrente è una figura che non dà tregua: Helena Lifka, prigioniera ebrea su cui più volte aveva esercitato il suo potere di aguzzino e che, unica tra tutte le sue vittime, è riuscita a salvarsi.
Di padre serbo e di madre ebrea ungherese, Tišma riuscì a sfuggire alla deportazione degli ebrei di Novi Sad, la città in Vojvodina dove crebbe e dove è ambientata la maggior parte dei suoi romanzi e racconti, rifugiandosi a Budapest, dove ebbe modo di studiare Economia e Letteratura francese, prima di essere trasferito in un campo di lavoro in Ungheria e di aderire poi al Movimento di Liberazione jugoslavo.
In "Kapò" descrive un'identità perennemente in bilico: un ebreo che ripudia la propria ebraicità, un aguzzino che accetta e al tempo stesso rifiuta la propria responsabilità, un uomo dilaniato dalle ossessioni del passato che tenta il suicidio e disperatamente si aggrappa alla vita e all'unico fine che la giustifica, vale a dire l'incontro con la sua ex vittima.
Per questo il protagonista compie un duplice viaggio a ritroso: all'interno del proprio sé, della propria coscienza, attraverso frammenti di passato che tornano ossessivamente alla memoria, e un viaggio nella ex Jugoslavia alla ricerca della propria vittima sacrificale, nella convinzione che solo lei potrà giudicarlo e magari assolverlo.
"È incredibile come questo autentico capolavoro sia rimasto nascosto al pubblico italiano" afferma la casa editrice. Tišma è un autore molto noto in Francia e Germania, dove molte sue opere sono state tradotte e si vendono ancora. In Italia non ha avuto l'attenzione che merita: pur pubblicato da prestigiose case editrici come Garzanti, Jaca Book e Feltrinelli (che però si sono limitate a proporre un solo titolo), molte opere sono però esaurite o fuori catalogo.
L'edizione si è avvalsa di Alice Parmeggiani tra le migliori traduttrici italiane dal serbo ed anche dei figli di Tišma che hanno dato con entusiasmo assenso al progetto.
(gennaio 2012)