Dal carcere un appello al Papa

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"...Se hanno sbagliato sono disposti a pagare. Ma che senso ha una pena che non ha mai fine? E perché impedire loro quel minimo di relazioni che possano farli sentire ancora persone? Nessuno ascolta la loro voce. E allora gli ergastolani hanno deciso di rivolgersi al Papa..."

nella foto: Clint Eastwood, l'ergastolano di "Fuga da Alcatraz"

 

 

Ergastolani al Papa: "Date anche per noi una speranza"

di Giuseppe Angelini e Nadia Bizzotto

"Vogliamo scrivere al Papa Benedetto XVI perché lui è anche il nostro Papà..." Queste sono le parole di un uomo condannato ad una "pena di morte mascherata", come ha definito Paolo Ramonda l'ergastolo ostativo. Questo ergastolano, come altri 1300 nelle sue condizioni, non uscirà dal carcere, se non da morto, pur avendo scontato già oltre 20 anni di pena.

Stessa sorte per Ivano e Angelo, arrestati a 19 anni, amici e compagni di sventura in  un minuscolo paesino siciliano dove le regole per sopravvivere le devi imparare dalla strada,  non dalla scuola. Ragazzi giovanissimi, che non avrebbero mai immaginato di vivere l'incubo delle bande di strada e del conseguente carcere a vita. I loro sorrisi sono sempre solari, ci chiediamo come fanno ad essere così ironici e simpatici:  hanno passato più tempo della loro vita  dentro che fuori. Loro dicono che per sopravvivere alla condanna a morte al rallentatore ci devi scherzare su, perché se abbassi la guardia e ti rendi conto che non hai futuro ti viene voglia di farla finita.

A Ivano è nato un nipotino pochi mesi fa: è la sua vita, tutta la sua famiglia è la sua vita, forse l'unico motivo per non mollare. Angelo ha una voce che potrebbe "fare le scarpe" a Gigi D'Alessio, quando è il momento di salutarci ci stringe le mani e va via veloce,  quasi che quel momento gli facesse tornare in mente che lui resterà per sempre lì.

L'ergastolo ostativo è stare in carcere per tutta la vita, è una pena che viene data a chi fa parte di un' associazione a delinquere e che ha partecipato a vario titolo a un omicidio,  dall'esecutore materiale all'ultimo favoreggiatore. Non è invece previsto  l'ergastolo ostativo agli stupratori, ai pedofili e a tutti coloro che ledono una persona fino ad ucciderla.

Ostativo vuol dire che è negato ogni beneficio penitenziario: permessi premio, semilibertà, liberazione condizionale, a meno che non si collabori con la giustizia per  l'arresto di altre persone. Chi invece non collabora, per paura di vendette omicide sulla propria famiglia, per non mettere un'altra persona in carcere al proprio posto o perché non è in grado di aggiungere altro a quanto già emerso sull'associazione di cui ha fatto parte, queste persone sono condannate a restare per tutti i giorni della propria vita in carcere.

Si continua a parlare di "pentiti", mentre in realtà si dovrebbero chiamare semplicemente "collaboratori di giustizia",  perché è evidente che la collaborazione è  una scelta processuale, mentre il pentimento è uno stato interiore.  La collaborazione permette di uscire dal carcere, ma  non prova affatto  il pentimento interiore della persona. In realtà sono  gli anni di carcere,  nella riflessione e nella sofferenza, che portano ad  una revisione  interiore sugli errori del passato. Tutto questo nonostante  un sistema carcerario che abbandona i detenuti a se stessi  e  che non agevola affatto la rieducazione e, nel caso degli ergastolani ostativi, esclude completamente ogni speranza di reinserimento sociale.

gennaio 2010

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