Melvin Moti, From Dust to Dust
di Corona Perer
(25 giugno 2010) - La raffinata mostra dell'artista olandese di origini indiane Melvin Moti potrebbe essere riassuna in due M proprio come la sua firma: "Memento Mori". considerato tra i migliori emergenti sullo scenario europeo, non è immediata e richiede tempi adeguati per capirne il messaggio, ma è uno di quegli eventi di arte contemporanea che aiuta ad entrare nella complessità del nostro tempo e vale la pena di avvicinare.
Allestita alla Fondazione Galleria Civica di Trento, prende in esame un tema solo apparentemente legato al microcosmo: la polvere. "From Dust to Dust" (letteralmente dalla ‘polvere alla polvere') ci ricorda però che polvere siamo e diventeremo, che niente è eterno, e che dalla polvere vengono anche le stelle, che a loro volta sono polvere nel cielo. Alla pre-view per la stampa il direttore Andrea Villiani non cela una nota di soddisfazione: l'esposizione (la prima in Italia del giovane artista nato a Rotterdam nel 1977) è realizzata in collaborazione con Wiels Centre d'Art Contemporain di Bruxelles. Segna quindi una prima volta anche per la "rifondata" Galleria presieduta da Danilo Eccher che con la co-produzione avrà un riverbero internazionale. Melvin Moti racconta la polvere con un video, alcune opere fotografiche, disegni e un'installazione di tessuti oltre a un dipinto di Sir Joshua Reynolds del 1750. Il tutto lungo un cammino che il direttore Viliani ha spiegato ieri nella sua genesi.
Spaziando da film a oggetti, da brani musicali a dipinti, fotografie e performance, la polvere di Melvin Moti si fa reperto storico (un vezzo della mostra è esporre - ad esempio - in una boccetta polvere domestica autentica, proveniente da una dimora britannica del IXX° secolo) e al tempo stesso si trasforma in elemento costitutivo dell'universo, grazie all'elaborazione computerizzata strutturata sulla polvere cosmica che l'artista ha realizzato per assemblare l'animazione di un filmato in 35mm della durata di 11 minuti che viene proiettato non stop in avanti e all'indietro: la polvere si aggrega, si fa, si disfa, e chi osserva è dentro un grande meccanismo.
"Si entra in definitiva nelle azioni del tempo" spiega con efficace sintesi Andrea Viliani che ieri ha ricevuto la stampa dopo aver attentamente istruito il personale di sala affinchè ogni dettaglio venga comunicato nel modo esatto. E la sala al pianterreno è complessa perché Melvin Moti (presente ieri all'inaugurazione) dopo essere partito da un dipinto di metà ottocento raffigurante un pavone (dalla ‘Peacock room' dipinta da J.A. Whistler) proietta il suo lavoro nel tempo, facendo compiere al visitatore un salto temporale che si conclude davanti ad un'opera del 1750 nota perché il suo autore usava un pulviscolo particolare per rendere l'incarnato delle nobildonne da lui ritratte. Un pigmento in polvere che lo aveva reso famoso, ma poi aveva anche prodotto il disfacimento dei suoi capolavori. Altra metafora: l'arte non è eterna, appartiene alla caducità della vita. Tant'è che alla fine si entra in una sala vuoto: l'assenza dell'arte.
Viliani ha spiegato bene il tipo di approccio operato da Melvin Moti. E' un'artista che più che aggiungere e sommare, lavora per sottrazione. Singolare l'operazione da lui effettuata nel 2004 quando realizzò l'opera video ‘No Show' (ovvero ‘Nessuna Mostra'). Utilizzando immagini d'epoca dell'Hermitage vestito solo di cronici in quanto le opere erano state trasferite in depositi di sicurezza a causa della guerra, l'artista fa entrare nelle sale dei soldati dell'Armata Rossa i quali ascoltano da una guida la narrazione di quelle opere che, non essendoci più, possono solo essere raccontate.
E' il bisogno dell'arte nella vita umana e anche l'assenza dell'arte, costretta a risiedere nella parola di chi la comunica. Interessante l'allestimento della Galleria Civica: ricostruzioni e rivestimenti di pareti con tessuti si alternano a vuoti di straordinaria eleganza voluti dall'artista per mettere al centro del discorso quell'elemento così infinitesimale e imperdurante come è la polvere. Vive con noi, noi stessi la produciamo, ci irrita e fa parte della vita. "Ce ne accorgiamo quando al cinema il cono di luce della proiezione le dà corpo e sostanza" commentava ieri Andrea Viliani che ha sottolineato quel muoversi dell'artista verso l'esplorazione di realtà impossibili o inverosimili.
"Moti rende visibile ciò che è invisibile e restituisce alla coscienza ciò che è inconscio. Lo sguardo dell'artista coglie gli aspetti più sotterranei della realtà, cattura quello strato pulviscolare sottostante all'occhio umano, fa accedere lo spettatore a una realtà di cui nemmeno sospettava l'esistenza" afferma Viliani. In occasione della mostra è stato presentato anche un libro d'artista, realizzato in collaborazione con WIELS - Centre d'Art Contemporain di Bruxelles con testi dello stesso Melvin Moti e di Edgar Allan Poe. L'artista ci ha poi spiegato in gran semplicità come gli è saltato in mente di raccontare la polvere.
"Ho dovuto abitare qualche tempo a News York qualche anno dopo la tragedia delle Torri Gemelle" ci ha detto. "Avevo preso in affitto un appartamentino proprio sopra Ground Zero e ogni giorno non facevo che spolverare. Quanta polvere! Pulivo e tornava. E' allora che mi sono accorto quanto la nostra vita sia avvolta dalla polvere".
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