Arte contemporanea dal Monastero di Santa Caterina (Egitto)

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The Fall of Babylon, 2007
Soft pastels on paper
Dimensions: 20,7 cm width x 29,6 cm height

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Uno degli affreschi di Joseph Gregorius El Jamous
(collezione privata - Italia)

Sinai Dust: il monaco artista

di Corona Perer

16 agosto 2010 - Si firma con una semplice "G" e alcune opere, come questa, risentono della visione ortodossa del mondo. "The Fall of Babylon" ovvero la Caduta di Babilonia è metaforicamente indicato con del denaro filtrato attraverso un corpo di donna: perchè non dovrebbe essere d'uomo?. Non è forse l'uomo e il suo potere il primo protagonista delle seduzioni della biblica Babilonia, nel testo sacro, regno del Male o comunque della seduzione?

Tuttavia questa è la visione occidentale prodotta dal superamento di certe categorie ancorate ai clichè di una cultura dominante molto maschile. Nonostante ciò l'arte prodotta da questa singolare figura di artista (è un monaco e questo status non va dimenticato, è anzi la chiave di lettura di tutta la sua opera) ha la capacità di raggiungere le corde dell'occidente proponendo una visione "altra" del mondo.

Non potrebbe essere diversamente: Joseph El Jamous, classe 1966, è nato in Giordania ad Amman da madre di origine greca e padre libanese. Cresciuto in Giordania dove si è laureato in lingue, ha poi abbracciato la vita ascetica. Oggi è il monaco "Gregorio" del monastero di Santa Caterina del Sinai.

Da quel silenzio esce per frequentazioni artistiche che lo hanno spesso portato in Italia. A Bari ha tenuto dei corsi di mosaico, in varie città italiane ha partecipato a collettive, ovunque la sua produzione non ha mancato di lasciare il segno e farsi notare, con numerosi premi e riconoscimenti.

Le sue opere (dal mosaico alle guache, dai pastelli agli olii) dimostrano versatilità ma anche il cammino di un'anima in ricerca: ci sono lavori di chiaro impianto e concenzione contemporanea e opere dove l'ambiente di vita di chiaro influsso greco-bizantino sembra emergere, dominare, quasi schiacciare l'artista.

Alle opere laiche (a nostro avviso molto interessanti) fanno da contraltare le opere astratte. Ai mosaici a soggetto religioso, gli oli di grande raffinatezza. Un Morandi d'oriente si potrebbe dire, ma anche un Cattelan d'oriente.

Un esempio: immaginando i terremoti ambientali a cui la terra è sottoposta, il monaco-artista la raffigura come una pianta da vaso dove una zolla di terra è stata posta a dimora quasi come fosse l'ultima. E' una pianta che ormai non dà più foglie, la terra resa arida dalla siccità lascia vivere solo una canna di bambù (che però è tipica vegetazione lacustre ma qui viene utilizzata per simboleggiare un vegetale dal tronco cavo cioè vuoto) alla quale attaccata un'unica foglia che però sembra la bandiera di un naufrago alla ricerca di un sole, di una luna o di un angolo di verde che ormai non c'è più. "The fall of Empire" sembra essere l'eco di un disperato sos sotto un cielo nero: il petrolio o l'imminente Apocalisse?

Ed è questo a renderlo singolare. L'impressione è che con una delle prossime opere potrebbe anche stupirci: tutto dipenderà da quale anima avrà il sopravvento. Quella greco bizantina o quella europeo-mediterranea?

L'identikit biografico fà pensare che la questione potrebbe anche rimanere irrisolta. In queste pagine, vi mostriamo una selezione di opere e l'iniziativa vuole essere da stimolo a sfogliare l'arte "altra" quella che non arriva dall'art-system di gallerie e fiere o da un concorso (sempre un poco pilotati...), ma  da un monastero che è uno dei luoghi sacri della cristianità  e dove il silenzio prende forme e linguaggi ancora capaci di interpellare il distratto uomo d'occidente.

 

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