Intervista al Premio Oscar, sotto la Campana Maria Dolens

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IL CONCERTO

"Jerusalem", la nuova composizione di Ennio Morricone per baritono e orchestra commissionata per il concorso, sarà eseguita nell'anfiteatro della Fondazione sul Colle di Miravalle a Rovereto il 9 luglio 2010 alle ore 21 con l'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI diretta da Daniel Kawka, baritono Christian Miedl. In programma anche "Tre forme dell'infinito informe" di Andrea Portera, l'Ouverture "Tragica" di Brahms, la Sinfonia n. 4 "Tragica" di Schubert. Il concerto  sarà trasmesso in diretta da Radio Tre RAI e offerto al circuito dell'Euroradio

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Il riconoscimento consegnato dal Reggente Alberto Robol a Rovereto (Foto C.Perer)

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La giuria (Foto Paolo Aldi) - Il concorso di composizione, a cadenza biennale, fonde brani di ebraismo, cristianesimo e islam per sottolineare la comune radice abramitica ed è stato scelto dalla Fondazione Opera Campana dei Caduti di Rovereto come strumento per fornire un contributo al rafforzamento della cultura del dialogo

Morricone: "Sogno che l'Italia..."

di Corona Perer

(giugno 2010) - Non si deve mai smettere di sognare. "Sono un idealista che ama l'utopia" dichiara il grande musicista Ennio Morricone che iniziò con una tromba. Era il 1946 e fresco del diploma conseguito al Conservatorio, ottenne subito il primo impiego come arrangiatore per il teatro di varietà. "Oggi i giovani fanno molta più fatica, dopo studi severi si trovano a partire da zero" afferma il maestro, 82 anni, magnificamente portati che dentro porta un sogno: vorrebbe trovarsi in un paese migliore, che ama la musica e la sostiene, un paese che si preoccupa di fare cultura e sostiene i giovani, incoraggia le istituzioni musicali.
Dall'alto della sua storia musicale ( 27 dischi d'oro, 7 di platino, altrettanti David di Donatello e poi un Oscar alla carriera, nonché il prestigioso Polar Music Prize 2010, il premio svedese considerato il ‘Nobel della musica'), guarda con amarezza allo scenario attuale. Si riaccende parlando di un'onda musicale che sembra provenire da un altrove lontano.
E' Jerusalem, il brano da lui composto su commissione in occasione del concorso internazionale "Strumenti di Pace" indetto dalla Fondazione Opera Campana dei Caduti di Rovereto, che gli ha affidato la presidenza della giuria della seconda edizione del premio. L'anteprima mondiale è fissata a Rovereto, il 9 luglio con esecuzione dell'Orchestra Sinfonica della Rai di Torino. Abbiamo incontrato Morricone al termine dei lavori del concorso che ha visto vincitore il compositore italiano Andrea Portera.

Maestro, siamo ancora il paese della Musica?
No, non lo siamo più da un pezzo. Lo stato italiano non aiuta affatto la musica, il nostro è un paese contro la musica.

Lei si è detto molto preoccupato...
Certo, tutte le istituzioni culturali sono in allarme. La cultura non ha alcun sostegno da parte del governo e questo è molto grave in un paese come l'Italia. Le cose devono cambiare, lo stato italiano lascia a piedi molti musicisti che al termine di anni di duro studio, devono ricominciare da zero e scontrarsi con uno stato che non fa nulla.

Quindi premi e concorsi possono essere di aiuto?
Moltissimo. Ce ne fossero di fondazioni che compiono questa missione e l'ho detto al Reggente Alberto Robol che ringrazio per avermi chiamato. Sono iniziative lodevoli in un Paese che non fa nulla per aiutare i compositori.

Lei ha elogiato il concorso. Quale le sembra sia la differenza sostanziale?
Spesso nei concorsi arrivano anche facilonerie, qui si ha davvero l'impressione di lavorare ad una selezione di alto livello. Poi si aiutano concretamente i giovani. Avevo solo un timore: che ci saremmo scontrati e invece abbiamo raggiunto facilmente l' unanimità sulle due migliori partiture, senza contrasti e sono molto contento del risultato.

Come deve essere una buona composizione?
Quando una partitura è scritta bene, allora è anche bella da sentire. Andrea Portera ad esempio ha mostrato ordine, misura, pochi addobbi. Allo stesso tempo ci ha messo qualche giusta furberia: ha scritto qualcosa che gli piaceva. E' arrivato primo sia per la qualità acustica della sua composizione, sia per la scrittura, molto densa. Poi abbiamo scoperto che nonostante la giovane età, sotto i quaranta, si era già affermato in altri concorsi. Allora siamo stati ancora più felici del nostro voto unanime.

Deve essere stato complesso scegliere...
E invece no, è stato facilissimo, tant'è che abbiamo fatto presto. Anche il cileno Miguel Farias Vasquez meritava, ho insistito per una menzione d'onore non prevista dal regolamento, perché il brano era troppo interessante anche se privo del rigore formale di Portera.

Che impressione ha avuto salendo alla Campana?
Venendo qui, mi sembra ogni volta di partecipare ad un rito eterno. Mi tocca e mi turba se guardo a questi luoghi che durante la Guerra hanno patito e pagato un prezzo altissimo. Mi sono commosso vedendo la mostra dedicata a Marcinelle. Ho ascoltato in silenzio e con emozione questo suono che è straordinario. Perché il suono di una campana è sempre bello, anche in un'orchestra è un tocco straordinario e non a caso io amo molto il gong, che ha lo stesso timbro. Suoni che sembrano provenire da un altrove, come quelli che ho cercato di ricreare in "Jerusalem".

Lei aveva dichiarato di non sapere se assecondare la tradizione o l'ispirazione. Che via ha deciso di seguire alla fine componendo Jerusalem?
L'una e l'altra, ho voluto dare corpo alla suggestione fornita dai testi con un'orchestra che a tratti sembra tacere e dove ho inserito un coro che da voce ad un altrove sconosciuto. Il risultato è qualcosa che può cantare un muezzim come un rabbi o un sacerdote cattolico.

Come si fonde il coro con il testo sacro?
Confesso che le tre citazioni dai libri sacri - Torah, Corano e Bibbia - mi hanno suggerito di far cantare il coro senza dargli libertà, ancorandolo all'antico, dall'antica Grecia al gregoriano ovvero il cammino del canto nei secoli. Il coro alla fine si allontana dall'orchestra ed è coperto e difeso in qualche modo da un nastro di musica elettroacustica che deriva da un trattamento di cori e di orchestre, come se fosse una nuvola sonora che contiene mille voci, capace di sovrastare la voce umana. Questo per lasciare nell'ascoltatore l'idea, la memoria di uno strumento di pace proveniente da un altrove lontano. La pace è un sogno.

Maestro lei ha sulle spalle una carriera invidiabile e realizzato molti sogni. Da musicista, intellettuale, cittadino quale sogno ha oggi?
Vorrei che l'Italia andasse bene, che fosse condotta bene e poi salute eterna a tutta la mia famiglia. Sono utopie, lo so, ma io sono un idealista che non smette di sognare.



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