Monteleone: Caucaso quotidiano
(Rovereto, 25 luglio 2010) - La regione del Caucaso, stretta tra il Mar Nero e il Mar Caspio, negli ultimi anni ha ricevuto attenzione mediatica internazionale per l'uccisione nel 2006 della giornalista Anna Politkovskaja, fatta tacere per il suo impegno a favore dei diritti umani in Cecenia, per la strage degli allievi della scuola di Beslan nel 2004 e per il conflitto russo-georgiano nel 2008.
Tuttavia, questa attenzione non è stata sufficiente a garantire una maggiore conoscenza di un'area altamente complessa. Per questo motivo Davide Monteleone si è messo in viaggio per raccontare questa regione in eterna ebollizione.
"Northern Caucasus" è la mostra che racconta il quotidiano caucasico a Rovereto, presentando una serie di immagini che hanno per protagonisti gli innocenti senza mai indulgere alla retorica: vedove e bambini sono ritratti in grande dignità e profondo pathos (dopo essere stata ospitata dalla Fondazione Caritro ora la mostra è allestita alla Fondazione Opera Campana sempre di Rovereto fino al 5 settembre).
E' da molto tempo, che il fotografo Davide Monteleone attraversa il Caucaso del nord. Dopo il conflitto del 2008, si è spinto oltre i confini della Federazione Russa verso l'Ossezia del sud e l'Abkhazia, lungo ferite ancora aperte o sanate solo in superficie.
Questa ricerca fotografica è stata premiata non solo con il World Press Photo ma anche, nelle ultime settimane, con l'Emerging Photographer Grant 2010, promosso dalla Magnum Culture Foundation, e il Freelens Award del Lumix.
Il Caucaso viene sovente definito un crocevia geostrategico, rappresentato con le mappe degli oleodotti che lo attraversano, raccontato come area contesa tra potenze regionali e globali.
Il progetto di ricerca fotografica di Davide Monteleone ha il merito di non ignorare tutto questo. Ma di lasciarlo sullo sfondo per concentrarsi su chi è assolutamente al di fuori delle grandi logiche geopolitiche ed economiche, ma ne è vittima diretta.
Straordinari i volti di donna, gli scatti rubati. In un gioco tra privato e clandestino, si passa dalla tavola imbadita e dai rituali tradizionali (come la macellazione del toro, il cui sangue sembra rappresentare il tanto sangue versato in tra Cecenia e Ossezia) al bosco dove non è raro imbattersi in un guerrigliero.
La mostra è stata promossa in occasione dei 10 anni di attività Osservatorio Balcani e Caucaso.
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