Uomini dimenticati: la storia dei 250 eritrei alla deriva: un carcere
(luglio 2010) - Finalmente risolto il dramma degli Eritrei torturati e tenuti prigionieri in Libia. Sono stati tutti liberati. Per loro si era mossa anche Amnesty Internazional
Ma questo dramma, periodicamente in prima pagina, riguarda ancora migliaia di altre persone in cammino verso la speranza. Percorrono migliaia di chilometri a bordo di camion stracarichi, sotto il sole del Sahara, in condizioni umilianti, cibo e acqua sono insufficienti. Queste sofferenze in parte vengono già messe in conto prima di partire. Il peggio arriva in seguito, quando una volta entrati in Libia non si riesce più a lasciare il paese, se non dopo mesi o anni di dolorose ingiustizie che trasformano il viaggio in un'odissea inimmaginata. Che ha come meta l'Italia e che prende corpo "mediatico" solo a Lampedusa (anche se in queste ore il ministro Maroni afferma che l'emergenza ora si chiama Malpensa).
Dell'esperienza migratoria di migliaia di africani, noi - cittadini del Nord evoluto - conosciamo solo i barconi che arrivano. Resta un vuoto: cosa succede ai migranti in quella fascia di tempo e spazio che si frappone tra il deserto e le telecamere che affollano la sfortunata isola? Lo racconta un film: "Come un uomo sulla terra" film che ha voluto rompere il silenzio sulle brutali modalità con cui Tripoli controlla i flussi migratori, su richiesta e grazie ai finanziamenti di Italia ed Europa.
Proposta (e respinta) la collaborazione con alcune case di produzione cinematografica per l'uscita nelle sale, il film ha girato l'Italia con il sostegno di associazioni, scuole ed enti locali che dallo scorso settembre hanno organizzato quasi duecento proiezioni.
Il lungometraggio di Andrea Segre, Dagmawi Yimer e Riccardo Biadene è un esempio di informazione esclusa dai mass media, dove, le notizie che riguardano il continente africano e l'immigrazione vengono trattate in modo distorto, selezionate con criteri eurocentrici e infarcite di cliché.