Materiali per una grande emozione architettonica

immagine

Kazuyo Sejima

 

immagine

 

 

L’edificio è appoggiato al suolo e disposto in modo da favorire il passaggio tra esterno ed interno. Il Glass Pavillion ha angoli rotondeggianti. L’insieme evoca sia il razionale sia l’organico, il semplice e il complesso.

 

 

immagine

Kazuyo Sejima architetture di vetro

di Raymund Ryan

A Toledo, città con una grande tradizione industriale ed artistica del vetro, il museo si pone ai suoi architetti come un effimero mistero capace di appagare il loro crescente senso estetico. La risposta di Sejima e Nishizawa è stata quella di realizzare un edificio che sfiora la perfezione.

Gli edifici di Kazuyo Sejima sono senz’altro fra i più belli e significativi di questi ultimi anni. Lavorando da sola o in collaborazione con Ryue Nishizawa, la concezione di Sejima dell’etereo e del delicato si traduce in strutture sottili come un’ostia che riescono a sfuggire al senso di gravità, al tempo e al caos di tutti i giorni. Queste inducono a giochi di trasparenza e porosità, rifrazione e riflessione.

Il padiglione si trova in un’ampia strada al di là del suo istituto madre, il Museo d’Arte di Toledo, un edificio neoclassico dell’inizio del XX secolo, caratterizzato da una magnifica gradinata e da un alto colonnato in stile ionico. Nel 1993 Frank Gehry aggiunse, al termine del lato sudest del museo, un’elegante e frammentata costruzione, in rame e vetro, che ospita il Centro di Arti Visive dell’Università di Toledo. Il progetto di SANAA quindi, benché distaccato, è l’ultimo elemento costruito in questo campus, tra gli edifici destinati a museo e all’istruzione. Il lotto di pertinenza è di forma oblunga, ricco di vecchie querce ed aceri.

Come è consuetudine in molti dei loro edifici in Giappone, la struttura radicalmente snella del Glass Pavillion di SANAA trae vantaggio dall’ambiente naturale circostante (il Teatro Almere Kunstlinie e il Centro Culturale in Olanda sono al confronto alquanto grigi e opachi).

A Toledo, in estate, il fogliame degli alberi dona colore e protezione ed ora si riflette nelle nuove pareti vetrate trasformando l’edificio in un caleidoscopio. In inverno, con la neve, gli alberi, ridotti a tronchi e rami scarni ed il loro riflettersi nelle vetrate del padiglione appaiono come un’immagine di tatuaggi spettrali. In tutte le stagioni, un sentiero a serpentina si snoda tra gli alberi fino a giungere al padiglione.

Questo percorso sinuoso collega l’atrio che si affaccia a sud verso l’edificio principale del museo con una seconda entrata vicina ad un parcheggio nella zona est. Frapposto, lungo il corridoio interno, vi è il “corridoio di cristallo”, che funziona come espediente per un’organizzazione centralizzata. Da qui i visitatori possono guardare direttamente nel primo dei due laboratori che ospitano una serie di fornaci ardenti, vedere, nelle varie gallerie, l’esposizione di vetri antichi e contemporanei, oppure dare un’occhiata di sfuggita a frammenti di cielo catturati dalle corti incastonate all’interno del padiglione.

L’edificio è appoggiato al suolo e disposto in modo da favorire il passaggio tra esterno ed interno. Il Glass Pavillion ha angoli rotondeggianti. L’insieme evoca sia il razionale sia l’organico, il semplice e il complesso. Come riesce questo edificio, così delicatamente seducente, a stare in piedi? Dal momento che una stanza “opaca”, il laboratorio della lavorazione del vetro, ha pareti di acciaio laminato e che un esiguo numero di pareti isolate ospitano elementi di sostegno incrociati secondari, il supporto principale è dato da tre dozzine di colonne cilindriche in acciaio, anch’esse di colore bianco e che proprio per questo quasi scompaiono (il visitatore più attento può associare questi scarni elementi verticali ai tronchi degli alberi all’esterno).

Le pareti opache contengono gli impianti per la climatizzazione, l’antincendio, i cavi dati; sono dotate di fori circolari che ricordano, nella loro fusione di tecnologia e di iconografia Pop, aspetti utopistici degli anni sessanta. Nel seminterrato vi sono laboratori e depositi. Un disco di vetro circolare lascia filtrare uno sprazzo di luce che da un patio interno giunge fino al piano inferiore dove vi sono doppie porte con finestre a forma di oblò in armonia con il motivo circolare del progetto.

L'articolo integrale a questa pagina >> qui

> Kazuyo Sejima: la collaborazione con Vetroricerca
> Spencer TunicK il corpo architettura 
> Architettura e pensiero
> A come Architettura -  a cura di Corona Perer
> Un fotografo per l'architettura: Gabriele Basilico
Michael Wolf, l'architettura densa
> Città che mutano: la post-Berlino

Visita gli archivi di Persone e Idee

www.giornalesentire.it - Note legali - Riproduzione riservata