Vita da inviato, in piena Intifada

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Beit Jala nei pressi di Betlemme

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La strada verso Beit Jala e sotto la spianata del Tempio, casus belli

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Quella sera a Beit Jala

di Augusto Bleggi*
inviato speciale Rai


Settembre 2000: sono in Palestina al seguito della delegazione umanitaria "Italy for Palestine". Da Betlemme a Gerusalemme, da Nazareth alla striscia di Gaza, l'organizzazione ha inteso - in quell'occasione -portare, a nome di tutti i Comuni italiani e delle associazioni impegnate a vario titolo per la pace, un messaggio di solidarietà e di vicinanza al popolo palestinese. La diffidenza israeliana, specie nei confronti del gruppo di giornalisti al seguito, è evidente.

La nostra base operativa è a Betlemme che, in ebraico, significa "casa del pane" mentre in arabo, invece, "casa della carne". Già questo dato dice molto sulle lacerazioni di questa terra. Di fianco a Betlemme (due chilometri in  linea d'aria dalla Basilica della Natività), su un ripido costone, sorge Beit Jala, circa 17mila abitanti, uno dei borghi più antichi e martoriati della Palestina. Martoriata perché, nei tanti periodi di conflitto fra arabi ed isreaeliani, Beit Jala veniva (viene?) regolarmente cannoneggiata ( magari dopo qualche provocazione palestinese) dal frontaliero insediamento israeliano di Ghilò (sobborgo di Gerusalemme).

Una telefonata di preavviso -ci hanno raccontato- e dopo un quarto d'ora piovevano bombe. Ebbene: a Betlemme veniamo a sapere dalla guida palestinese che a Beit Jala vive -praticamente recluso Qumslech Anwar. Chi è costui? Dicono sia stato il tesoriere di Al Fatah. Certamente è esponente di spicco della resistenza, ha fatto il fedayn per 25 anni, ora milita nel Fronte di Liberazione della Palestina e vive praticamente segregato in Cisgiordania perché è nella lista dei grandi ricercati da Israele.

Con qualche difficoltà e giurando massima segretezza riusciamo a combinare un appuntamento serale. E' notte quando, in piazza a Beit Jala, la pattuglia di cronisti (siamo in cinque) viene contattata, controllata ed invitata a sedersi in una trattoria. Poi arriva lui, si siede e cominciamo a parlare. In un paio d'ore la diffidenza di Anwar e della sua scorta si squaglia al punto che chiedo ed ottengo di registrare un intervista.  Arafat- dice (ed era, ricordo, il 2000) va bene oggi e non domani! La pace -aggiunge in un buon italiano - è molto lontana perché abbiamo una lotta dura non soltanto con Israele ma anche con parte di noi stessi (il riferimento, quantomeno, ad Hamas è evidente). 

Dopo un'esitazione, aggiunge: "la situazione è intollerabile. Credo che a breve possa scoppiare una seconda intifada!" L'amico Alberto Faustini (oggi condirettore del Trentino) che assiste alla registrazione mi guarda sorpreso come a dire: "questo ha una profonda conoscenza della situazione dei due fronti e non è affatto uno sbruffone". Esatto!

Il 10 settembre, infatti,  rientro in Italia e trasmetto il servizio corredato dall'intervista. Sembra finita lì ma il 28 settembre (falliti, nel frattempo, i negoziati di Camp David) il capo del Likud Ariel Sharon va a passeggiare provocatoriamente sulla  Spianata delle Moschee (il luogo della Moschea della Roccia, ed anche il Monte del Tempio per gli ebrei). E, questo,un luogo da sempre reclamato sia dagli Ebrei, perché insistente sul luogo ove sorgeva il Tempio di Salomone, sia dai musulmani, essendo il punto da cui Maometto sarebbe asceso al Paradiso su di un cavallo alato con testa umana.

Il gesto di Ariel Sharon intendeva rivendicare la sovranità israeliana o ebraica sul luogo; ciò avveniva in un momento di altissima tensione tra le popolazioni  e seguiva alla esasperazione nei rapporti tra le parti durante gli otto anni precedenti, corrispondenti al governo di Benjamin Netanyahu. L'episodio fu elemento scatenante di una guerra "calda" che è passata alla storia come "Seconda Intifada" o "Intifada Al-Ahsa"dal nome della più grande moschea del mondo che sorge sulla spianata "violata", volutamente da Sharon.

Chissà che fine avrà fatto il nostro profetico feddayn oggi che, ne sono certo, mi regalerebbe un altro scoop perché non è difficile prevedere una terza intifada. Al governo è tornato Netanyahu che ha, persino, fatto arrabbiare gli Usa dichiarando di voler costruire 1.600 abitazioni ebraiche a Gerusalemme Est. Molti esperti, anche israeliani, hanno parlato del destino di Israele di stare sempre sull'orlo dell'abisso. Una sorta di mentalità da Masada, la fortezza dove gli ebrei si suicidarono in massa pur di non cadere nelle mani dei romani che la cingevano d'assedio.

Mi torna in mente ancora Qumslech Anwar che quella sera a Beit Jala ci disse: " i sionisti dicono che è stato Dio a decidere che questa terra è loro; è lo stesso Dio mio visto che mi ha fatto nascere qui, palestinese e cristiano? Se è così vorrei sapere a chi, questo Dio, ha raccontato bugie!"

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MEMORIE DA INVIATO - Augusto Bleggi racconta

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