"Il Viaggio che mi ha fatto fare il salto da turista a viaggiatore" - Lo scultore Bruno Lucchi ricorda l'anima di Libia

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La mia Libia - di Bruno Lucchi

di Bruno Lucchi*
artista

Capo della carovana, caftano e occhiali neri, Salem era l'autista del nostro fuoristrada; vero "principe del deserto" con calma ma fermezza impartiva ordini non tralasciando alcun dettaglio.

Il deserto roccioso dell'Akakus, primo impatto con l'immensità del Sahara, riporta ad una storia di ben 9.000 a.C.; allora i fiumi percorrevano questo territorio, i wadi testimoniamo il loro passaggio ,come le antichissime pitture rupestri raccontano la storia di uomini che dividevano il territorio con giraffe,elefanti e coccodrilli.

A seguire il grande mare di sabbia, affascinanti dune dal colore rosso, ocra, bianco sempre in movimento...un cammino che solo i nostri autisti riuscivano a decifrare, senza nessun riferimento o indicazione ma il campo tendato veniva raggiunto puntualmente tutte le sere.

L'ultima parte del viaggio è dedicata agli splendidi resti archeologici delle antiche città di Sabratha e Leptis Magna con l'affascinante sfondo del Mediterraneo blu.

Il ricordo più bello rimane quello del contatto umano, dello spirito di fratellanza che ,unico tra tutti i turisti, ho potuto condividere con Salem. Che gioia esser da lui invitato alla tavola degli autisti libici a consumare un pasto frugale ma genuino, pasta (retaggio di una colonizzazione non così lontana) condita con pomodoro e agnello essiccato servita e mangiata in un unico recipiente...e chi mai ha pensato agli effetti collaterali, per me era un privilegio!

Al saluto finale ho lasciato a Salem i miei scarponi da trekking , consumate dalle lunghe escursioni in montagna ma ancora buoni per la sabbia del deserto; poi come dei guerrieri ci siamo scambiati i nostri coltelli e subito dopo come dei bambini ci siamo abbracciati e con le lacrime agli occhi ci siamo lasciati.

In questi giorni di guerra lo penso spesso e mi piace immaginare che,insieme alla sua famiglia, stia sfrecciando con la sua vecchia Toyota alla ricerca dei compagni di lotta, pigiando sull'acceleratore con i miei scarponi e con in tasca la pattada, il mio coltello sardo, pronta a tagliare il pane per la "libertà".


n.b.: Le immagini di questa pagina sono tutte di Bruno Lucchi (riproduzione riservata)




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