Marco Ansaloni,Armeni a Venezia
Il monastero di Khor Virap possiede una delle migliori viste sull'Ararat. Il biblico monte, oggi in territorio turco, è uno dei luoghi dell'anima più sentiti dalla comunità armena. Nei focolari domestici dentro la Repubblica Armena, nata nel 1991 dalle ceneri sovietiche, cosi come nelle dimore della diaspora, è facile ritrovare un'icona delle cime del sacro monte, simbolo che ricorda la patria lontana. E perduta.La millenaria e ricca storia del popolo caucasico s'intreccia oggigiorno con le centinaia di culture con cui è entrata in contatto durante in secoli. La coesione dovuta a una lingua e a una religione comune ne hanno garantito la sopravvivenza al di lá di confini geo-politici. Francia, Russia, USA, Libano, Italia. Terre d'accoglienza per coloro che scelsero l'esilio o che a loro venne imposto. Tra questi luoghi d'approdo, Venezia.
L'idea di raccontare per immagini una Venezia poco conosciuta, spiritualmente profonda e con una comunità viva, fu decisione più volte ridiscussa. La collaborazione nata con il National Geographic, sempre attento a individuare i tesori nascosti del nostro paese, fu determinante per entrare in uno di questi scrigni.
Venezia non a caso. Le relazioni commerciali e strategiche tra la Armenia storica e la repubblica marinara rimontano all'epoca medievale, quando la città lagunare era regina incontrastata delle coste e dei suoi mari. Il carattere multiculturale della città veneta offrì nuove possibilità all'intraprendenza armena.
Merci e commercio che viaggiavano su polverose vie ad Oriente, leggendarie caravane che portavano il meglio ad Occidente. Un flusso continuo di preziosità e apertura mentale.
Di quel lontano passato rimangono alcuni scorci. Il vecchio quartiere a ridosso del ‘Sotoportego dei armeni', l'imponente Collegio Armeno Moorat Raphael, cosi come il vecchio quartiere commérciale di san Zaccaria o il bellissimo palazzo Sheriman, luoghi di una memoria che ha saputo resistere al passo del tempo.
Uno dei angoli che senza dubbio ha saputo rappresentare al meglio la cultura e l'intelletto armeno è la quieta isola di San Lazzaro. La comunità monastica che qui risiede dal 1716 ha saputo trasformare quest'oasi in faro spirituale per i figli armeni dispersi per il mondo. Un luogo d'incontro dove sentirsi a casa.
Fondata dall'abate Mekitar su uno degli antichi lazzareti della città, la comunità religiosa è diventata custode di un patrimonio unico. Vanta una biblioteca ricchissima in documenti e una collezione di oggetti preziosa.
Tra i tanti tesori che qui sono custoditi, di sicuro interesse per il 2012, si trova il manoscritto Urbat'agirk, il libro del venerdì, raccolta di preghiere e brani del Vangelo, stampato a Venezia nel 1512. 500 anni di un'intensa attività tipografica per diffondere e promuovere la cultura armena fuori dalla madre patria.
Il ponte tra Oriente ed Occidente si riapre allora ques'anno. Yerevan sarà capitale mondiale del libro e Venezia ne farà le presentazioni ufficiali, offrendo al mondo una finestra da cui guardare la Repubblica caucasica.
Un'occasione per conoscere il ricco contributo lasciato dagli armeni alla Storia e che oggi la Storia vuole riscoprire. D'altro canto, come ricordava l'abate Padre Elia in una delle notti passate nel convento.
"La forza dell'Armenia e della sua gente non risiede nè nel petrolio che non possiede, né nel gas che non possiede o di altre materie prime che non possediamo. La nostra unica vera arma è stata e dovrà essere un'altra. l'intelligenza".
Marco Ansaloni
(Venezia-Barcelona 3.1.2012)
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