L'universo pittorico di Gillo Dorfles al Mart dal 16 dicembre al 12 febbraio 2012

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Tempere, olii, disegni, mosaici, intarsi e arazzi
al Mart per l'omaggio a Gillo Dorfles

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Gillo Dorfles durante la presentazione critica di Luigi Sansone

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La mostra allinea opere recenti e le confronta con lavori di assoluta modernità risalenti agli anni '30

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Gillo Dorfles,opere recenti al Mart

(Rovereto, 16 dicembre 2011) - Si è detto onorato, contento, soddisfatto per l'allestimento al Mart della mostra  "Gillo Dorfles, Opere recenti" dove si presenta l'universo creativo di un uomo che ha attraversato un secolo arte e che ha dialogato con i più grandi artisti del Novecento. Alle soglie ormai dei 102 anni, si tratta di un nuovo omaggio dopo quello estivo che gli ha regalato - tra i suoi sassi - la città di Matera con una mostra nata da un'idea dall'artista Margherita Serra, legata a Gillo Dorfles da amicizia e stima professionale.

Le opere che sono esposte al Mart conducono lo spettatore nell'immaginario creativo di Dorfles e permettono di muoversi con disinvoltura ed eleganza attraverso quasi un secolo di ricerca. La mostra è un omaggio al famoso critico nato a Trieste nel 1910, amante della mistica steineriana nonché laureato in Medicina e Psichiatria.

Dopo l'importante esordio nel gruppo del MAC negli anni Cinquanta, la sua attività pittorica prosegue negli anni, e si fa sempre più creativa e libera, rifiutando organizzazioni formali e chiuse dell'immagine. I personaggi che abitano le sue tele, rendono visibili pensieri inconsci generando nuove "forme di vita", creature psichiche, fluttuanti e dinamiche ad uso dello spirito, espressione del suo mondo immaginifico.

L'arte di Dorfles è libera, irrazionale spontanea, a tratti primordiale e i protagonisti "alieni" delle sue opere travalicano il tempo e lo spazio in cui sono state create, divenendo eterne e universali. Il percorso espositivo tocca i momenti salienti della sua ricerca, che ha inizio negli anni Trenta, nel solco dell'espressionismo e del surrealismo.

Nelle sue prime prove pittoriche sono già presenti motivi che si ritroveranno poi nelle opere del 2009: forme enigmatiche e sinuose, che sembrano emergere da un substrato inconscio, e che non sono leggibili né con i codici della figurazione né con quelli dell'astrazione.

Il percorso espositivo tocca i momenti salienti della sua ricerca, che ha inizio negli anni Trenta, nel solco dell'espressionismo e del surrealismo. 

Friulano di madre genovese, Dorfles fu quello che si potrebbe chiamare un intellettuale mitteleuropeo. Arrivò a Milano alla cattedra di Estetica, prima come libero docente e poi come ordinario. Commentò Bauhaus e Scuola di Francoforte, fu tramite per scambi internazionali, si dedicò anche all'impatto del design.

Dorfles, autore, ha lasciato testi critici importantissimi: Il kitsch (1968), Le oscillazioni del gusto (1970), Elogio della disarmonia (1986), Il feticcio quotidiano (1988) e Conformisti (1997).

È solo negli anni '80 che Dorfles torna alla pittura, dopo gli esordi con il Movimento Arte Concreta di Bruno Munari, Atanasio Soldati e Gianni Monnet. Significativamente, il suo astrattismo si fa più ironico e leggero, le forme ricordano Kandinskji, i colori a volte Chagall, ma non si esauriscono in un'aderenza a uno stile determinato. Piuttosto, la grande competenza culturale permette a Dorfles l'utilizzo di un linguaggio e universale.

"Oggi le mode non durano nulla c'è un avvicendarsi terribile nella ricerca di qualcosa di nuovo. Tutti vogliono la novità, sia nell'oggetto industriale sia nell'opera d'arte. Così se un tempo gli stili duravano cinquanta anni o addirittura un secolo, oggi durano tre o quattro anni" afferma Gillo Dorfles la cui arte è stata coerente dagli anni '30 fino ad oggi e si ispira ai mostriciattoli che disegnava suo padre, ingegnere navale come ha svelato al curatore della mostra Luigi Sansone che lo ha definito "il più grande pittore del Novecento italiano".

 

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