Zorzi, detto...Giorgione
La vita e la carriera di Zorzi da Castelfranco detto il Giorgione, interrotta da morte prematura avvenuta nel 1510 a causa della peste a Venezia, fa di questo straordinario artista una figura avvolta nel mistero. Sono poche infatti le notizie certe sulla sua vita sulla cui data di nascita esistono due versioni differenti del Vasari che in quella del1550, fa nascere Giorgione nel 1477, mentre in quella del 1568 la colloca nel 1578.
Il suo nome non è mai citato nel Cinquecento mentre viene indicato solo con la provenienza geografica "da Castelfranco" o "Zorzon" un soprannome che per il Vasari starebbe a significare: "Dalle fattezze della persona et la grandezza dell'animo". Un artista che nell'arco di pochi decenni sarà capace di trasformare un'opera pittorica in diversi modi di interpretazione.
Resta incerto il numero dei quadri dipinti (una cifra variabile tra i 15 e i 42), ma la sua pittura è considerata come una delle massime espressioni artistiche dell'epoca. Un uomo che frequentava la società nobiliare della Venezia dogale. Stimato anche per le sue doti canore, amante della musica colta. Venezia diventerà la sua patria elettiva dove lavorerà per la committenza di importanti opere pittoriche.
Giorgione si dice sia stato allievo di Giovanni Bellini e la sua grande maestria si rivela nella pittura di vedute e nello straordinario talento raffigurativo nei ritratti, doti che si distanziano ampiamente dal resto dei pittori della sua epoca. È evidente però come sia stato influenzato da artisti come Antonello da Messina, Dürer, e Leonardo, che nei loro soggiorni a Venezia lasceranno chiare tracce di stili differenti e molto più ricercati.
Il pittore si distinse anche per le frequentazioni di ambienti nobiliari di Caterina Cornaro e Pietro Bembo, segno che la sua presenza era ricercata e stimata. Si rivolge esclusivamente ad una produzione di tipo laico, civile, accettando committenze di natura privata. La sua ispirazione è rivolta ad una pittura che privilegia tematiche filosofiche sul tema dell'amore di stampo neoplatonico, derivanti dalla letteratura classica.
Un degno riconoscimento ad un pittore definito a ragione "un'icona del Rinascimento", quanto enigmatico e misterioso nel sfuggire ad una catalogazione definitiva, abituato a non firmare e datare le sue opere.
Dispiace constatare però una lacuna nell'organizzazione dell'evento, carente di attenzione nei confronti del critico recensore, il quale affronta viaggio, oneri e impegno intellettuale, al fine di testimoniare con serietà quanto da altri realizzato. La cartella stampa non viene evasa per mancanza o dimenticanza, ma alla richiesta di catalogo finalmente qualcosa accade pur di dire...no (al catalogo). Arriva una valanga di pdf che costringerebbero il giornale a chiudere per "esigenze di lettura" come quei negozi che chiudono per "inventario".
Varrà allora la pena ricordare che la richiesta del catalogo, ha come fine lo studio dei documenti redatti dai curatori, non certo per collezionismo personale. E un pdf non soddisfa certo la consultazione anzi la rende proibitiva. La risposta per noi è stata sia di persona, che con richiesta per iscritto: "i cataloghi per i giornalisti sono terminati" risponde Villaggio Globale International. Tutto questo accadeva a pochi giorni dall'inaugurazione, al momento della visita e anche post-visita con richiesta scritta del direttore di questa testata.
Ciò denota scarsa sensibilità per l'operatore dell'informazione. Cosa che non accade ad esempio al Museo Mart di Rovereto, dove esiste un'impeccabile accoglienza da parte di un ufficio stampa solerte nel fornire tutti i materiali ivi compreso il catalogo della mostra in corso, in tempo reale. "Skira, non ne ha disposti in numero sufficiente", ci è stato detto. Ma Skira li sta vendendo al book-shop dove il catalogo non manca.
Detto questo che dire di Giorgione? Diremo che la città conserva uno dei suoi più importanti capolavori, la famosa Pala di Castelfranco nel duomo e uno dei rari affreschi attribuiti con certezza: "Il Fregio della Arti Liberali e Meccaniche". Andate a vederla: una svolta rivoluzionaria nella storia della pittura, grazie all'uso inedito del colore, alla creazione di un rapporto tra uomo e natura che assume una valenza mai vista prima.
Quanto alla mostra abbiamo visto opere autografe del suo periodo iniziale, "Il Saturno in esilio" della National Gallery di Londra, e mai esposto prima in Italia, le due tavole degli Uffizi con "Mosè e Salomone", la "Madonna col Bambino" dell'Eremitage, due tavolette dei Musei Civici di Padova. Un'altra sezione raccoglie i ritratti. Le "Tre età dell'uomo" di Palazzo Pitti di Firenze, dove è evidente l'ammirazione per Leonardo, che suscita in Giorgione un nuovo gusto nella concezione ritrattistica e l'attenzione per la resa psicologica.
La "Tempesta"della Gallerie dell'Accademia di Venezia e il "Tramonto" della National Gallery di Londra hanno dominato la sezione paesaggi insieme a opere di controversa attribuzione come la "Sacra contemplazione", di Giorgione o Sebastiano del Piombo? Il "Portacroce di San Rocco", Giorgione o Tiziano? Una sfida per la critica.