Lettera dal Kurdistan iracheno
di Fratel Jens
Cari amici,
Mi ha fatto bene sentire la vostra vicinanza. Grazie per le tante espressioni di solidarietà che ci avete dato in questi tempi turbolenti in Medio Oriente. Il Medio Oriente, e specialmente la Siria, hanno davvero bisogno di tanta preghiera e tanta solidarietà. Assistiamo a un continuo crescere della violenza, mentre non dobbiamo né possiamo far altro che appellarci, con tutta la nostra energia, alla non-violenza e alla riconciliazione.
Sappiamo che la riconciliazione è dolorosa perché comporta la coscienza della propria colpa, attiva od omissiva, e l'umiltà di chiedere perdono. Non ci si riconcilia infatti dicendo "io ti perdono" ma, viceversa, chiedendo di essere perdonati; ma è solo così che si può sperare di aprire il cuore dell'altro.
Sono da quasi due mesi in Iraq, nella regione del Kurdistan. Mentre scrivo mi trovo di fronte alla tomba del profeta Daniele, nella moschea della fortezza di Kirkuk. Mi sono accorto che una gran parte della nostra Bibbia è scritta nel territorio dell'Iraq di oggi. È un fatto a cui spesso, leggendo Daniele, Ezechiele o Isaia, non facciamo caso, ma è proprio qui, in queste terre dove gustarono l'esilio, che gli ebrei svilupparono una spiritualità capace di distinguersi dal bisogno del potere politico. Fecero qui l'amara esperienza d'essere al servizio d'un'altra nazione, senza nemmeno il pensiero di poterla un giorno conquistare.
Si tratta d'una spiritualità da riscoprire e attualizzare nel ventunesimo secolo, facendo attenzione a tutti gli sviluppi occorsi lungo le generazioni sul piano umano, sociale, politico e religioso. Certo è che, oggi, il servizio dei cristiani dovrebbe essere cosciente di esigenze quali i diritti umani, la democrazia, gli stati basati su una costituzione, i problemi ambientali e via dicendo. Tuttavia questo non è affatto in conflitto con la spiritualità dell'esilio e del martirio.
La città di Kirkuk possiede una chiesa - la cosiddetta Chiesa Rossa - dove sono stati uccisi tremila cristiani ai tempi dell'Impero persiano. Durante l'eccidio si verificò un fatto straordinario: il cielo s'aprì e il comandante persiano vide Gesù mentre accoglieva le anime dei martiri. Il persecutore si convertì seduta stante e fu a sua volta martirizzato.
Quasi un anno fa, Mons. Luis Sako, Vescovo di Kirkuk - insieme al suo e nostro amico, monaco maronita libanese, Padre Marun Atallah - hanno mandato una e-mail a Padre Paolo Dll'Oglio, chiedendogli di andare in Kurdistan per fondare un monastero della Confederazione del Khalil. A Pasqua 2011 Padre Paolo ha scoperto la messa in questione del governo siriano a proposito del suo permesso di residenza. In seguito a questo non si è più potuto muovere.
Ho scoperto che l'Iraq, dal punto di vista etnico, e soprattutto linguistico, è molto meno omogeneo della Siria. Le differenze sono vissute in modo più forte. La Chiesa caldea non ha un'unica identità etnica e ne è cosciente. Nel suo seno c'è una gran varietà umana: dai Turkmeni agli Arabi, dagli Assiri ai Curdi. Si tratta perciò d'un luogo di dialogo per eccellenza, giacché gode di legami con ognuna delle comunità etnico-culturali della regione.
(...) Vi ringrazio per le vostre preghiere, specialmente quelle offerte per la riconciliazione in Siria. Anche l'Iraq ne ha bisogno, specialmente ora, dopo il ritiro dei soldati americani. A dispetto d'un auspicabile cammino verso la riconciliazione, la situazione potrebbe sfociare in una nuova valanga di violenza. Anche nell'Iraq del Nord - il Kurdistan - ci sono segnali ambigui. C'è tanta speranza ma anche diverse ombre.
Tutto dipende dal dialogo fra le comunità. I cristiani locali possono giocare un ruolo importante per la riconciliazione perché, come ho già detto, sono legati etnicamente con tutte le componenti della società irachena. Mons. Sako lo ha capito molto bene e si premura di far visita e invitare al dialogo i diversi rappresentanti di tutte le appartenenze.
Le prospettive in Siria purtroppo sono per ora più nere. Tutto fa pensare che ci si trovi all'inizio d'una guerra civile. Malgrado questo ho speranza nella capacità di dialogo - un dono prezioso da riscoprire - del popolo siriano. Anche noi della Comunità del Khalil preghiamo per voi, tutti e ciascuno.
Fratel Jens
Kirkuk, 20 dicembre 2011 -
p.s.: Molti forse sanno già che la decisione di espellere Padre Paolo Dall'Oglio è per ora sospesa e legata all'impegno di restar fuori dallo spazio politico. Restare in Siria è parso a tutti noi la vera priorità in questo momento