Quanto è elitaria la cultura in Italia...

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Abbado, l'occasione mancata - di Roberto Rinaldi

di Roberto Rinaldi* 

La cultura è di tutti o appartiene a categorie privilegiate? L'evento in programma al Teatro alla Scala a giugno, quando Claudio Abbado tornerà a dirigere, dopo 24 anni di assenza, l'orchestra che aveva lasciato nel 1986, dopo le sue dimissioni dal ruolo di Direttore Musicale, ha scatenato molte polemiche tra quel pubblico cosiddetto "normale".
Il malumore che serpeggia in rete, dove stanno nascendo movimenti di contestazione, è stato causato da una decisione impopolare: "Nel suo carattere straordinario e alto valore simbolico la Scala offre il concerto a Milano e al suo pubblico", decidendo di riservare la vendita dei biglietti agli abbonati con diritto di prelazione. Scelta discutibile nel merito che aliena la possibilità di una partecipazione più vasta.
La capienza della Scala può contenere 4mila posti per i due concerti, i turni di abbonamento sono sei. Un totale di 9mila abbonati. Perché non permettere la libera vendita e dare la possibilità a tutti di acquistare il  biglietto, garantendo un diritto che non sia elitario.
Claudio Abbado ha sempre trasmesso valori di condivisione, escludendo preferenze per categorie di ceto sociale elevato. Il suo ideale è quello di "fare musica insieme". La musica portata nelle fabbriche, nei quartieri periferici delle grandi metropoli.  La sua presenza a Berlino ha creato un progetto culturale diffuso e condiviso in una città sottoposta a forti sollecitazioni politiche e sociali dopo la caduta del Muro.
A Milano la direzione artistica alla Scala, permise al direttore di imprimere un impulso al repertorio che fu ampliato grazie al quale il Teatro ricoprì un ruolo culturale di primo ordine. La musica entrava all'Ansaldo, le prove aperte al pubblico, la partecipazione delle scuole. Musica per tutti.
  

*Roberto Rinaldi
è critico musicale.
Scrive per teatro.org, L'Espresso Blog

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