Amato: Da Frankstein a Pinocchio
(Trento-Milano 26 febbraio 2010) - In collegamento da Milano dove l'ex ministro partecipava ad un altro compleanno importante, quello di Cariplo, Giuliano Amato - che fu l'artefice legislativo delle Fondazioni di origine bancaria - ha dichiarato che le riforme si arenano se dietro non ci sono forze reali. Quando intervenne la sua riforma per aprire una banca non serviva più l'autorizzazione dell'Abi, ma il panorama bancario si affollò di istituti dove troppe nomine erano suggerite dalla partitocrazia.
«Volevamo creare nuove banche con azionisti privati e quindi fu ripreso il modello storico delle casse di risparmio per creare fondazioni con azioni private di interesse pubblico che finanziassero lo stato con le sue migliori risorse. Creare ciò che non c'è con qualcosa che non c'è è creare in sostanza un Frankestein" ha detto Amato con una delle sue proverbiali e sottili metafore.
Ma il dottor Sottile ha poi spiegato che se le difficoltà - all'epoca - erano di natura interna (il personale) ed esterna (i partiti), quella creatura artificiale seppe poi diventare una persona. «Parlando delle fondazioni mi vien da dire che da Frankestein siamo passati a Pinocchio. Ed ora le fondazioni sono maggiorenni perché hanno ricevuto buona educazione, cioè per la capacità che hanno avuto di diventare davvero non profit. Questo è proprio un compleanno felice». E alla domanda se il maggiorenne divenuto grande possa decidere di cambiare vita, Giuliano Amato
ha risposto che il futuro delle Fondazioni sta ancora nelle regole base. «Avere mente al lungo periodo: la fondazione deve essere come Giano bifronte, non deve controllare la banca ma avere mentalità bancaria e tendere ai grandi progetti svolgendo un ruolo di housing sociale soprattutto nel settore della formazione dove lo stato palesa le sue carenze»