Emma Bonino e il caos liste
Nel 2005, a seguito dell'esclusione per irregolarità nella raccolta delle firme della lista "Alternativa sociale" di Alessandra Mussolini, il settimanale inglese The Economist scrisse: «La campagna ha mostrato non solo un'allarmante indifferenza nei confronti della legge da parte di entrambi gli schieramenti, ma anche un sistema giudiziario che quasi provoca sdegno - viziato da una legislazione inapplicabile, disonestà legulèica e una indistinta separazione tra il giudiziario e l'esecutivo» (31 marzo 2005).
Cosa sta succedendo in queste settimane? Secondo i Radicali proprio quello che l'Economist sottolineava. "Il pasticcio delle liste del Pdl escluse in Lombardia e Lazio e del decreto del Governo per riammetterle, è soltanto un aspetto di una questione più ampia e grave: l'illegalità delle competizioni elettorali in Italia" ha dichiarato Emma Bonino definendo il caso di queste settimane "una metafora dell'illegalità che attanaglia l'intera vita civile e sociale del Paese".
Poi un appello: ristabilire la verità spetta a ciascuno di noi. "Chiediamo ai giornali che non lo hanno ancora fatto, di darci spazio per ristabilirla. Abbiamo preparato un documento dove ogni affermazione è comprovata da documenti originali". Accogliamo l'appello. Eccolo:
"I partiti sono abituati a raccogliere le firme in modo illegale potendo contare su complicità e un sistema di illegalità diffusa" afferma Bonino ricordando che in occasione delle regionali del 2000 i radicali presentarono ricorsi in 83 procure della Repubblica, in tutte le provincie in cui si votava. Le denunce non portarono ad alcuna condanna.
L'irregolarità nella raccolta delle firme è soltanto una delle tante illegalità dell'intera procedura elettorale. Proprio a causa di queste illegalità - portate all'opinione pubblica dallo sciopero della sete e della fame di Emma Bonino prima del deposito delle firme - la lista Bonino Pannella non è potuta essere presente in 8 regioni su 13.
Cos'è accaduto?
- in Lombardia: Marco Cappato ha presentato un ricorso per l'irregolarità nella raccolta delle firme sul listino del candidato presidente Formigoni "Per la Lombardia". A seguito della denuncia radicale, la Corte d'appello del Tribunale di Milano ha riscontrato l'irregolare autenticazione di 514 firme. Il listino di Formigoni senza quelle firme non aveva raggiunto il numero di sottoscrizioni richieste. E così per il sistema elettorale regionale il candidato presidente e le liste collegate non possono candidarsi alle elezioni. I radicali hanno presentato un ricorso anche presso la Procura della Repubblica dimostrando come le firme depositate da Formigoni fossero state apposte prima della chiusura della lista. La data di autenticazione di molte firme precede infatti il 24 febbraio, data in cui sarebbe stato chiuso l'elenco di candidati secondo le notizie diffuse dalla stampa.
- nel Lazio: il rappresentante del Pdl Alfredo Milioni è arrivato dopo la scadenza delle 12:00, fissata per la presentazione delle liste. Sui giornali si dice che abbia «lasciato l'edificio del Tribunale forse per andare a mangiare un panino o, forse, per cancellare qualche nome dalle liste che stava per presentare su indicazioni, pare, venute molto dall'alto». Da parte sua, Milioni fornisce versioni contrastanti a distanza di pochi minuti. Il militante radicale Diego Sabatinelli, presente in tribunale, ha denunciato il tentativo di depositare le liste fuori tempo massimo e per questo è stato denunciato dal Pdl per il reato penale di "violenza privata". Durante l'accaduto è stato girato un video che testimonia chiaramente come non vi sia stato alcun genere di contatto e di violenza nei confronti di Milioni e Polesi.
Il decreto:
-Il 5 marzo il Governo approva un decreto legge per consentire la riammissione della lista Formigoni e della lista del Pdl nel Lazio. Il provvedimento suscita perplessità da parte di molti costituzionalisti. Il TAR del Lazio non lo ritiene valido perché interviene sulle regole di dettaglio delle procedura elettorale la cui regolamentazione è di competenza regionale e non del governo centrale.
I ricorsi:
- Il Pdl, nella speranza di rimediare a questa situazione, ha promosso svariati ricorsi prima presso la Corte d'appello dei rispettivi tribunali, poi presso i TAR regionali. Il 9 marzo il TAR della Lombardia ha riammesso la lista di Formigoni non contestando il fatto che le firme fossero irregolari, ma perché la decisione del tribunale che le ha dichiarate illegali era avvenuta dopo la scadenza di 24 ore per la presentazione di ricorsi. Il TAR del Lazio invece, l'8 marzo, ha deciso di non riammettere la lista del Pdl, sostenendo l'inapplicabilità del decreto legge in una materia già regolata da una norma elettorale regionale.
Nella conferenza stampa con Renata Polverini il premier ha detto «non vi è stata alcuna responsabilità riconducibile ai nostri dirigenti e funzionari (...). E' stata posta in atto una gazzarra da parte dei Radicali, con la scusa che fosse in atto una manomissione delle liste».