KunStart 10 - commento
di Daniela Trentin
Settanta espositori, undici Paesi, attività collaterali e respiro internazionale, tutto all'insegna della contemporaneità: erano le aspettative alla settima edizione di KunStart, fiera d'arte che si è tenuta a Bolzano dal 5 al 7 marzo.
La promessa dei curatori - da Valerio Deho a Davide Tomasi, responsabile del project room Intersection - era di dare spazio e visibilità ai giovani e quindi un nuovo respiro al mondo dell'arte contemporanea, negli ultimi tempi satura di idee e vittima di un mercato impazzito, nonché della crisi economica: la speranza è che proprio in dimensioni aperte e dinamiche come le fiere, si possano ritrovare, in un'atmosfera di scambio, degli stimoli freschi e incisivi.
In questa direzione si poneva soprattutto il progetto Intersection (32 giovani artisti: 16 provenienti da 6 Paesi europei a confronto con altrettanti artisti trentini under 35) e la sezione espositiva dedicata al Giappone, che abbinava 4 gallerie di Tokyo a 4 gallerie italiane.
Girando poi tra gli stand effettivamente ci si imbatteva in molti nomi di illustri giovani sconosciuti: alcuni più intriganti o qualitativamente notevoli, altri che - come spesso ultimamente accade - hanno proposto una specie di collage di citazioni di cose ormai già viste e riviste.
Degne di nota, almeno per la qualità tecnica e formale, le foto di Federico Pedrotti che ricordano volti antichi e i grandi quadri della Ost West Club di Merano, molto baselitziani ma decisamente di forte impatto. Difficile non rimanere catturati dalla collezione Enea Righi di Museion con le foto di Nan Goldin: poterle vedere dal vivo è stata un'occasione degna di essere ricordata.
Da segnalare ancora la galleria The Don di Milano dove erano presenti, tra le diverse opere esposte, alcuni disegni di Mike Giant, sicuramente un rappresentante considerevole della street art.
Può piacere o meno il genere, ma decisamente si è trattato di una scelta controcorrente da parte del proprietario Matteo Donini, che dimostra di avere coraggio e impegno nel tentare di portare in Italia una tradizione da noi ancora poco conosciuta.
Per il resto della questione, forse le aspettative erano troppo ambiziose. Una fiera rimane quello che è: un centro di scambio e di mercato, dove si parla di denaro, di interessi, di fama. E forse una fiera, proprio per le sue modalità espositive, non è il luogo dove possiamo pensare che vengano stravolte e rimesse in discussione le sorti dell'arte o che venga dato il giusto spazio a giovani talentuosi.
Il mercato dell'arte - insieme con il mondo dei galleristi e dei collezionisti - è un aspetto della questione che non va negato ma che ha i suoi luoghi, i suoi spazi e le sue dinamiche. La speranza a nostro avviso deve essere riposta soprattutto nell'organizzazione di mostre ben allestite - e non scevre di contenuti - e nell'attività espositiva e didattica dei musei.
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