Una storia antica e un libro postumo di Remo Albertini

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Un asilo non è tale senza un giardino

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La sede è ancora così
Sotto: un rendiconto delle spese

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sotto: la copertina del libro postumo di Remo Albertini

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Asilo Sacco: il giardino dei fiori

di Corona Perer

(Rovereto 22 ottobre 2011) - Lo ispirò il pensiero pedagogico di Froebel: il bambino è ludico, è cioè per sua stessa natura "gioco" ed è proprio grazie al gioco che sperimenta se stesso. Per tale motivo ha bisogno di spazi aperti.

Su questa base nascevano a fine '800 in Austria i "giardini d'infanzia" teorizzati dal sistema liberale asburgico che porterà in capo a qualche anno all'attivazione dei "giardini d'infanzia" e alle "maestre giardiniere" che si formavano in una apposita scuola e, molto prima che la Montessori diventasse quel che è stata, concepivano il bambino come un capitale prezioso da coltivare per bene e gli asili non più luoghi di custodia, ma scuole vere e proprie.

Rovereto ebbe il primo giardino d'infanzia, dotato di regolare statuto, già nel 1871 per volontà del conte Fedrigo Bossi Fedrigotti che in queste modo assicurò alle molte donne occupate nella Manifattura Tabacchi una struttura in grado di assicurare ai loro figli una crescita armonica.

Questa illuminata intuizione viene raccontata nel libro "Storia della Scuola dell'Infanzia Sant'Antonio" (edizioni Alcione) scritto da Remo Albertini uscito postumo (a sei anni dalla morte) grazie alla cura di sei mani: quelle delle figlie Elena e Maria Albertini, la prima storica e la seconda attuale presidente della struttura, e di Graziano Manica che del moderno asilo è stato presidente per almeno 10 anni.

Il volume - che stato finanziato dalla Cassa Rurale di Isera ed è dedicato alla suore missionarie francescane che tanta parte hanno avuto nella storia della scuola - racconta l'evoluzione di questa storica istituzione che oggi si chiama "Scuola Materna Sant'Antonio" è di proprietà comunale ma è gestito su convenzione dall'associazione amici dell'asilo Sant'Antonio sorta per dare continuità amministrativa ad una realtà che patrimonio storico importante.

"Se il merito dell'istruzione in Trentino fu degli Asburgo con Maria Teresa d'Austria in prima linea, va anche detto che questo obiettivo fu condiviso dai notabili del tempo sollecitati dalla popolazione" ha esordito Elena Albertini che ha tracciato l'evoluzione della struttura indicando anche le concezioni pedagogiche che l'hanno ispirata. Molte le trasformazioni subite in 140 anni durante i quali l'asilo ha dovuto chiudere soltanto durante la prima guerra mondiale, assicurando la formazione dei piccoli saccardi durante tutto il secondo conflitto mondiale.

Da Giardino d'Infanzia di origine tardo ottocentesche, totalmente gratuita e di concezione molto moderna, diviene nel 1921 "Asilo di Carità" in anni post- conflitto mondiale. Quando interviene la Riforma Gentile diventa "Casa del Bambino" nel 1926, e nel 1948 con l'avvento dell'Autonomia per il Trentino Alto Adige si trasforma in scuola materna privata. Con l'avvento dei decreti delegarti (1974) nasce la cogestione alla quale sono chiamati anche i genitori.

"Le suore missionarie francescane che erano arrivate nel 1881 posero solo una condizione: che fosse garantito l'art.2 dello statuto nel quale si afferma che la scuola si ispira a principi cattolici" ha puntualizzato Graziano Manica il quale ha spiegato il segreto del successo di questa struttura. "E' un asilo incardinato nella comunità, gestito dalla comunità, voluto e sostenuto dalla comunità".

E se nel 1874 il "giardino" contava 98 piccoli fiori gestiti da una "giardiniera" e da una assistente, oggi che i bambini sono arrivati ad essere 185 suddivisi in sei sezioni - la punta massima si è toccata negli anni '90 - la storia continua. Con successo.

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