Incontro a tu per tu col pubblico: "Resistiamo da 15 anni ma resistiamo"

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Davide Parenti, il capo di una tribù libera

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Enrico Lucci

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I conduttori e un paradosso: sono una minima parte del lavoro
svolto da almeno 90 persone

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Le Iene si raccontano

di Corona Perer

(Rovereto, 17 giugno 2011)- Abitano in un'ala di Mediaset e 'sono' un'ala di Mediaset. Un'ala Libera, nei limiti di una libertà che è sempre condizionata. Da 15 anni le Iene sono un fenomeno televisivo che non ha avuto degni emuli della sua intuizione, un caso a parte della tv di intrattenimento che però fa informazione.

A Rovereto, per Futuro Presente 2011 Davide Parenti che ha ideato il format, Enrico Lucci "iena storica", Angelo Duro il cantante senza pubblico e Pif (ideatore delle interviste interrotte) hanno raccontato i loro 15 anni di storia. Lo hanno fatto senza protagonismi, in modo molto informale e diretto, costruendo da subito un rapporto diretto con il pubblico che in prima fila aveva anche Deborah Lilla, oggi comica di successo a Zelig, e ieri una delle iene che hanno fatto la storia del programma.

Non occupano le 4 poltroncine riservate per loro: se ne stanno seduti sul palco. Non pongono filtri, il loro atteggiamento è genuino. Ed è così che hanno intrattenuto il pubblico per due piacevolissime ore a parlare di se stessi, delle censure, della libertà di dire. Il loro dire televisivo è senza regole e schemi, ed ha caratterizzato anche l'incontro.

Parenti ha esordito con alcuni numeri del programma che ha uno degli share più alti di tutta la rete Italia 1: tra il 14 e il 18%, coinvolge uno staff che è di circa 90 persone, ospita 17 servizi a puntata, costa tra i 350.000 e i 380.000 euro a puntata, sono 25 le iene di oggi (20 dei quali uomini) e circa 75 inviati con mezzi comuni e servizi automontati dalla iena.

Il programma che ha avuto come co-conduttrici di Luca e Paolo prima Simona Ventura, poi Alessia Marcuzzi e infine Ilary Blasi tiene incollati al video 3 milioni e 326 mila spettatori di media, nelle sue tre ore di messa in onda, un arco di tempo vasto e per certi versi sproporzionato rispetto agli altri format televisivi ma che consente proprio la raccolta di uno share altissimo e variabile.

"Il nostro pubblico è più maschile che femminile, più giovane che anziano, più laureato che diplomato" ha detto Parenti, ricordando il suo staff eterogeneo composto tra gli altri da un conte, un mago, un ex-carabiniere, qualche giornalista, un dj, un animatore e Pablo, il poliglotta che parla 7 lingue compresi swaili e indi.

Costretti a definirsi si sono detti una sorta di rifiuti "non potevamo che fare che questo e sono rimasti solo quelli che sono fatti per essere iene". Enrico Lucci con il suo tipico stile ha aggiunto "abbiamo avuto tutti un'infanzia difficile, ecco il nostro segreto". Lui ha sulle spalle 732 puntate, ha 47 anni ed è pure il più vecchio della compagnia. E' sempre andato in onda, ma viene pagato a servizio come tutti gli altri. Grande curiosità, tra il pubblico, è stata data a questa coabitazione con Mediaset.

"L'anomalia non è che le Iene siano a Italia 1, ma che il padrone di Italia 1 sia il Presidente del Consiglio" ha detto Pif tra gli applausi. "Rendiamoci conto che la censura esiste ovunque e non esiste la libertà di informazione perchè è sempre frutto di una serie di mediazioni, più sei bravo a mediare e più sei libero" ha aggiunto Davide Parenti che non ha taciuto un lavoro a rischio, le cause (tutte vinte) e l'unico patteggiamento sul caso dei deputati drogati "per vilipendio delle istituzioni".

Non ha taciuto persino le "idee sbagliate" come arrivare a casa Mastella con le arance che costò poi l'uscita (volontaria) di Sciortino dopo una polemica furiosa seguita alle accuse del figlio del deputato. "Facciamo del nostro meglio, resistiamo da 15 anni e continueremo a farlo" hanno detto dopo aver offerto se stessi con onestà, semplicità e autenticità. "Semmai la vera devastazione può essere l'autocensura" ha chiosato Lucci.

La credibilità insomma è la loro forza e a Rovereto il pubblico lo ha percepito in una delle loro rarissime apparizione pubbliche (escluse le partite di calcio a scopo benefico).

Giova così ricordare l'ultimo dato: hanno fondato una associazione, ottenendo da Mediaset di poter utilizzare il marchio che hanno contribuito a portare al successo, ma a loro serve ad un unico scopo: pagarsi gli avvocati.

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