Alessandro Pavone - Diario Di Bosco una delle sue ultime performance (ottobre 2010), dopo l'elefante di Bruxelles

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Dal 2 al 19 aprile a Bruxelles

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Alessandro Pavone e il linguaggio saturo

(maggio 2010) - Interessante il concept: un elefante chiuso in una stanza. Lo scorso aprile 2010, lo scultore-designer Alessandro Pavone (Trento, 1973) è stato ospite della Galleria Halfenhalf di Bruxelles, con una mostra personale dal titolo Supersatura.

Gli elementi principali della sua esposizione erano costituiti da un elefante di carta cucita a mano, a dimensione reale, che aveva riempito totalmente (saturazione dello spazio) il principale ambiente espositivo.

Con il tipico linguaggio criptico della critica d'arte di questi ultimi anni (che tutto fa meno che avvicinare il pubblico all'arte, spaventandola con spaventosa supponenza) si leggeva nella presentazione che "...l'artista sviluppa una riflessione sui processi chimici di saturazione e supersaturazione, e su altri meccanismi biologici accrescitivi, come la gemmazione...ponendoli  in essere fisicamente all'interno di alcune opere, e proponendo al contempo una possibile lettura metafisico-alchemica di quegli stessi processi vitali e concetti, sottolineandone la forte vocazione metaforica".

Noi che conosciamo da tempo Alessandro Pavone e la forza genuina oltre che istintiva che trae per le sue opere scultoree anche dai monti intorno a Folgaria (dove vive), riteniamo che l'artista  - innegabilmente capace nonchè uomo sensibile - non necessitasse affatto di letture cervellotiche. Probabilmente per diventare internazionali bisognerà rendersi incomprensibili. Così il tutto ci è sembrato utile a svolgere una riflessione su arte e comunicazione, non senza un confronto franco e diretto con il curatore della mostra che naturalmente non l'ha presa bene.

Ma il tutto è solo tenendo a mente un vegliardo ed evergreen dell'arte, Gillo Dorfles, il quale va predicando dall'alto dei suoi 100 anni, 80 dei quali spesi per l'Arte, che "...la critica ha perso il linguaggio per questo non parla chiaro, per farsi impenetrabile e difendersi da questa perdita" ci raccontava in una intervista dove afferma "....quando un linguaggio è criptico vuole dire che mancano le idee chiare, manca la chiarezza". 

La mostra allestita nell'aprile scorso a Bruxelles era curata da Gianluca D'Incà Levis, in collaborazione con il gruppo Gabls, che raduna artisti contemporanei emergenti di varia provenienza. 
(giornale SENTIRE - MAGGIO 2010)
 

> La replica del critico (e quella del direttore di SENTIRE)
> L'intervista a un critico internazionale: Francesco Bonami
> Curatori e Curati di Antonio Lampis

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