A Palermo a Palazzo Reale

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BIOS Vincent
è nato a Erice, Trapani, il 24.11.1976 La sua arte è mutuata da un preciso percorso culturale, da codici antichi come la grafica o la letteratura medievale, le incisioni, l'arte sacra e un immaginario visionario, e si avvale di tutti gli strumenti che l'artista conosce: spatole, pennelli, reti, proiettili, plastiche, tessuti, cemento e grovigli di materia, oggetti. Le sue installazioni ambientali prevedono l'utilizzo di sorgenti di energia rinnovabile. Dal 2000 il suo lavoro è stato presentato in varie mostre collettive e personali in Italia e all'estero. Vive e lavora tra Milano e la Cina e collabora con diversi studi di Architettura nello sviluppo di progetti tra arte e architettura.

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Bios Vincent: "il muro ha un suono"

(Palermo, 14 gennaio 2012) - Dopo la retrospettiva dedicata a Christo e Jeanne Claude, Palazzo Reale apre la stagione espositiva del 2012 con la prima personale di BIOS Vincent a Palermo dal titolo "Il muro ha un suono", a cura di Martina Cavallarin.

La mostra (inaugurata con un'inedita performance dal forte impatto emotivo  del giovane artista trapanese nella sua terra d'origine dopo le recenti esperienze artistiche in Cina, a Boston e a Berlino) è ospitata nelle Sale Duca di Montalto fino al 3 febbraio 2012. L'allestimento porta la firma dell'architetto Michele Premoli Silva, recentemente impegnato nella progettazione del nuovo Polo Museale nel Castello Sforzesco di Milano per l'Expo 2015.

BIOS costruisce per gli spazi del Palazzo Reale un percorso del tutto inusuale, che si snoda dal piano inferiore, in cui si è accolti dai video con i gli atti performativi dell'artista, fino alla sala centrale del piano superiore, dove una labirintica installazione composta da oltre 40 opere di grandi dimensioni avvolge il visitatore in spire materiche dalle forti cromie che prendono il sopravvento e conducono alla grande parete di fondo interamente coperta da un lavoro di notevoli dimensioni emozionali.

L'artista indaga la dimensione del sociale concentrandosi su temi spigolosi come l'aborto, l'ecologia, le sopraffazioni, la violenza, le barriere fisiche e mentali, attraverso un'arte che si avvale di performance - in cui i cacciatori sparano virtualmente sulla preda, metafora per eccellenza, o in cui l'artista impersona i "pinocchio" e ne simula crocefissioni - e di installazioni a parete, quadri che si fanno scultura nell'accogliere gettate di colore, scarnificazioni, oggetti circondati da numeri che sono un logo -  come il 194, cifra che evoca la legge sull'aborto - o parole, lettere, scritte.

Di fronte ai pannelli, cosparsi di cemento o lasciati quasi a vivo, perforati da proiettili di vari calibri, Magnum, piombini, Lupara, violentati dall'uso determinato e mirato di armi da fuoco, ci si lascia trasportare dall'eco del sibilo lacerante e invisibile dello sparo, delle risposte mai date, dei doni inaspettati, di una speranza disillusa o di un ricordo cancellato.

BIOS invita a guardare il mondo dal buco inflitto dai proiettili sulle sue opere. Un'operazione artistica volta a proteggere la memoria che nella superficie di cemento - simbolo del "muro" inteso come barriera urbana o mentale, preclusione, carcerazione o difesa - s'incunea come le pallottole che la trafiggono per espandere il silenzio e non smarrire il ricordo - afferma la curatrice della mostra Martina Cavallarin.

"Quelli di Vincent sono i muri della vita che raccontano la storia degli uomini che l'hanno vissuta. - scrive l'architetto Michele Premoli Silva che ha realizzato il progetto espositivo - Muri che, come quelli delle case nei luoghi di combattimento o di conflitto, segnati dalle raffiche dei proiettili che vi hanno inciso il loro alfabeto, restano lì a ricordare che tra quel muro e chi sparava probabilmente sono state interrotte delle vite. BIOS ha scelto di raccontare la vita del Mondo attraverso il muro". Una denuncia contro qualsiasi violenza fatta dall'umanità sull'umanità.

Il Palazzo Reale o dei Normanni di Palermo, fu eretto durante la dominazione araba, con caratteristiche tipicamente difensive, nel luogo più alto della città, sopra un insediamento punico ubicato nella sezione sottostante le attuali Sale Duca di Montalto. Trasformato in Palazzo Reale dai Normanni, che ne fecero il centro nevralgico della città, con Federico II di Svevia diventò cuore pulsante della cultura del Regno. Oggi è sede dell'Assemblea Regionale Siciliana.

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