Francesco Cassata: L’eugenetica non è un gioco da ragazzi
di Corona Perer
(Trento) - Le tecniche di diagnosi prenatale durante la gravidanza e l'accertamento genetico sulle cellule dell'embrione prima dell'impianto nell'utero, oggi consentono a mamme e papà di conoscere lo stato di salute del proprio figlio fin dal concepimento. E di decidere se mettere al mondo o meno un bambino affetto da qualche grave patologia. Ma c'è una lontana relazione tra la ricerca di una società di persone senza malattie e senza anomalie e le manipolazioni genetiche che potrebbero produrre esseri in serie o su misura? C'è qualche remoto legame tra il mito della razza pura perseguito dal regime nazista, le schedature biologiche di matrice fascista (adottate ancora nel 1960 alle Olimpiadi di Roma), i certificati prematrimoniali come controllo sociale coercitivo della riproduzione in vista di un miglioramento qualitativo della specie umana e la nuova genetica che riconosce un'autonomia riproduttiva gestita dall'individuo all'interno del rapporto medico-paziente?
Il cosidetto "arcipelago dell'eugenetica" è stato analizzato a Trento dal punto di vista dello storico, del sociologo e del giurista in occasione del convegno promnosso dall'università di Trento che ha visto la artecipazione dei suoi docenti Umberto Izzo, Massimiano Bucchi e di Francesco Cassata che invece è docente a Torino. Francesco Cassata è autore del libro "Molti sani e forti. L'eugenetica in Italia" (Bollati Boringhieri, 2006), in cui ha analizzato il ‘caso italiano' in chiave comparata: prende cioè in considerazione il periodo compreso tra gli inizi del Novecento e gli anni Settanta, ma facendo anche alcune riflessioni sulle polemiche sorte intorno alla legge 40/2004 sulla fecondazione assistita. Con questo e con altri libri Cassata ha acceso animate discussioni in ambito nazionale.
Il professore è partito da alcune opinioni sull'eugenetica individuando le correnti di pensiero legate a culture e società diverse. Anzitutto il termine "eugenics" che viene coniato nel 1883 da Francis Galton per connotare la versione moderna di un sogno "antropotecnico" risalente quanto meno alla Città del Sole di Tommaso Campanella: cioè migliorare biologicamente la specie umana ostacolando la riproduzione degli "inadatti" (eugenica negativa) e favorendo invece quella dei "migliori" (eugenica positiva).
"Sul piano della definizione concettuale, lo storico Daniel Kevles ha distinto tre varianti di eugenica: la mainline eugenics di natura coercitiva (ad esempio, le sterilizzazioni attuate in USA, Svezia, Germania), contrassegnata da un marcato pregiudizio di classe e di razza e dall'impiego della metodologia scientificamente infondata dei pedigrees; la reform eugenics - inaugurata a partire dagli anni trenta, critica nei confronti del pregiudizio razzista o classista della mainline eugenics, basata su più raffinati strumenti matematici e genetici, ma pur sempre legata ad un progetto politico di miglioramento della specie umana; la new eugenics, affermatasi nel secondo dopoguerra e contraddistinta dal rifiuto dell'intervento pubblico in materia di riproduzione umana e dal riconoscimento dell'autonomia riproduttiva dell'individuo all'interno del rapporto medico-paziente" ha spiegato il Professore.
E oggi come si articola questo arcipelago? In forme complesse come ha dimostrato lo stesso prof. Cassata.
"A lungo considerata esclusivamente nella sua versione anglo-americana o tedesco-scandinava, l'eugenica è ormai concepita e studiata dagli storici come un fenomeno culturale, sociale e politico di ampia portata internazionale". Non un movimento omogeneo, in sostanza, ma un arcipelago multiforme, caratterizzato dalla presenza di una moltepliciti national styles. Cassata li ha indicati.
"Accanto all'eugenica "nordica" - contraddistinta da birth control, certificato prematrimoniale obbligatorio e sterilizzazioni - vi è infatti, un'eugenica "latina", improntata su misure igieniste e pronataliste e diffusa in paesi cattolici come l'Italia, la Francia, il Belgio e diversi stati dell'America centro-meridionale. Eugenisti non erano soltanto i "mendeliani" come Charles Davenport, ma anche i "neo-lamarckiani", come Adolphe Pinard ed Eugène Apert. Eugenisti non erano soltanto "pseudo-scienziati", come Henry Goddard, ma anche grandi nomi della storia della biologia, come Fisher, Muller, Haldane. Ed eugenisti si dichiaravano non soltanto i reazionari antisemiti, razzisti, sessisti, classisti, ecc., ma anche i sostenitori del controllo delle nascite, dell'aborto, dell'amore libero, dell'eguaglianza fra gli individui, dell'emancipazione del proletariato: dalle prime femministe ai socialdemocratici tedeschi e svedesi, dai fabiani britannici ai bolscevichi russi, fino ai comunisti francesi del Fronte Popolare". Una storia plurale e complessa, dunque.
Umberto Izzo dell'Università di Trento (Facoltà di Giurisprudenza) ha spiegato il passaggio dall'eugenetica alla genetica e il cambiamento del ruolo del diritto. "L'eugenetica cercava nel diritto un alleato per imporsi, attraverso il comando collettivo e coercitivo sulla vita e sui comportamenti del singolo" ha detto. "Da quando, invece, la tecnologia consente alla scienza di autorealizzarsi e di applicarsi, il diritto ha assunto un ruolo di controllo sul potere tecnologico, definisce in un certo modo ciò che la tecnologia può fare".
Il dibattito, al quale hanno preso parte numerosi studenti, ha spaziato dalla legge 40/2004 al ruolo del Vaticano, dal rapporto tra ideologia della razza e ricerca della bellezza all'esigenza di nuove regole del gioco nella ricerca dell'uomo perfetto. Per informazioni: scienzaesocieta@soc.unitn.it
APPROFONDIMENTI in materia di Etica/Bioteca
> Carlo Casonato: il diritto di decidere
> Il caso Eluana Englaro: "Dossier di fine vita" a cura di Guglielmo Vasto