Trivellazioni a Pantelleria: l'oro nero però è il cappero
di Corona Perer
(Pantelleria, 1 settembre 2010) - Difenderla dovrebbe essere preoccupazione di tutti. Una natura incontaminata e selvaggia, un'isola di agricoltori anziché di pescatori, un mare che sembra abitato da una divinità, un'edificazione saggia e rispettosa della tradizione, con splendidi dammusi divenuti rifugio di miliardari,architetti di grido, stilisti e vip. Un paese dalle contrade chiamate con nomi arabi.
Per iniziare a parlare di Pantelleria bisogna però partire dal disastro del Golfo del Messico del quale ormai non ci racconta più nulla nessuno. Il mare dallo stupendo blu cobalto che circonda Pantelleria, un giorno potrebbe essere nero di petrolio e l'isola, chiamata anche "la perla nera del mediterraneo" potrebbe un giorno non esserlo in virtù delle sue rocce vulcaniche ma per colpa della dissennatezza umana.
Infatti, al largo di quest'isola incontaminata che doveva apparire come un'oasi verde ai Fenici che ne fecero uno scalo dei traffici tra Africa e Sicilia, la BP Petroleum intende compiere esplorazioni petrolifere. La localizzazione è al largo del Golfo della Sirte in Libia e questo vuol dire essere più o meno in prossimità del canale di Sicilia. Partiremo quindi dalla cronaca di questi giorni per raccontare un'isola meravigliosa che giace su una costellazione di 36 vulcani, dove acque termali sono a disposizione di tutti in una cornice paesaggistica che definire unica è ancora poco. La notizia delle trivellazioni desta grande preoccupazione sull'isola, ma a parte i giornali regionali non se ne parla sulla stampa italiana dove in queste settimane campeggia solo la polemica politica. Ma una moratoria alle nuove trivellazioni petrolifere in Mediterraneo è una richiesta che è stata avanzata da tempo in Parlamento.
Il Ministro Prestigiacomo, ha rilasciato al quotidiano britannico Financial Times una dichiarazione di forte preoccupazione all'annuncio della BP, appoggiando quindi le mozioni che attendono discussione in Parlamento e ritenendo opportuno fermare il nuovo pozzo della BP al largo delle coste della Libia. Proponendo quindi una moratoria sull'apertura di nuovi pozzi. Dichiarazione che ha subito ottenuto reazioni soddisfatte di opposta matrice politica.
Per la posizione geografica e politica che l'Italia ha nel bacino del Mediterraneo, si impone infatti il dovere al nostro paese di essere capofila in un'azione internazionale di tutela dei nostri mari e da più parti si chiede di usare tutti gli strumenti diplomatici per fare pressione presso il Governo libico per fermare questa nuova trivellazione. "Il governo italiano deve intervenire con urgenza e promuovere, a livello internazionale, la richiesta di una moratoria per lo stop a nuove trivellazioni nel Mediterraneo'' ha affermato Ermete Realacci, annunciando un'interrogazione parlamentare ai ministeri degli Esteri, dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente.
La nuova trivellazione e' particolarmente critica perché si dovrebbe effettuare a grandi profondità e questo è un elemento di ulteriore insicurezza in caso di incidente. Se quello che sta accadendo in Messico accadesse nel Mediterraneo, un mare chiuso e con un ricambio lentissimo, sarebbe una sciagura senza eguali. Fermare questa nuova trivellazione con un'azione internazionale di tutela dei nostri mari che faccia pressione presso il governo libico è dunque urgente.
"Pur rappresentando solo l'1% della superficie dei mari del mondo, il Mediterraneo non è un mare qualsiasi: presenta un concentrato di biodiversità, di ambienti e di paesaggi introvabile altrove" ha dichiarato nei giorni scorsi il presidente onorario del Wwf Italia Fulco Pratesi. ''La minaccia che incombe su questo gioiello con la previsione di trivellazioni petrolifere nel Golfo della Sirte a ben 1700 metri di profondità (superiore a quelli del Golfo del Messico), potrebbe rappresentare un colpo gravissimo alle numerosissime specie. Molte delle quali uniche al mondo, come la posidonia, una pianta marina che solo in Mediterraneo vegeta, il corallo rosso, la foca monaca, il gabbiano corso, una sottospecie endemica di balenottera, e, dal punto di vista della loro riproduzione, alcune specie di tartarughe marine".
Purtroppo mancano regole e norme, trattati internazionali e convenzioni globali che mettano al riparo questo piccolo e prezioso mare dalle minacce petrolifere che stanno assassinando le coste meridionali degli Usa. Il nostro governo impedisce perforazioni a meno di 10 miglia dal litorale, ma se pensiamo a cosa è accaduto nel Golfo del Messico certo non basta.
"Le precauzioni già adottate in Norvegia per le piattaforme nel Mare del Nord e la moratoria imposta dal presidente Obama alle trivellazioni marine possono rappresentare un primo passo. Ma per il Mediterraneo, un mare chiuso su cui si affacciano centinaia di milioni di abitanti, di pescatori e di turisti, - conclude - occorre molto di piu''' ha aggiunto Pratesi
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