Robert Akrawi a Trento ha raccontato l'anima felice di un popolo

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Akrawi, Cameroon in camera

(Trento, 2010) -  Ritratti di bambini camerunesi, donne affaccendate ai lavori, anziani e "guerrieri" che chiedono una posa, improvvisate "modelle" danzanti nell'acqua. Tutti icona di un racconto fotografico ricco e appassionante.  Ritratti che fanno emergere una straordinaria "forza vitale": nella fotocamera dell'autore entra gioia spontanea e una condizione sociale che viaggia sul labile confine della precarietà esistenziale.

E' Robert Akrawi fotografo iracheno/americano che a luglio è stato il protagonista di una delle quattro  mostra promosse allo Spazio Espositivo Pretto di Trento da Phf Photoforma.

"Unaltered Cameroon" offre sequenze costruite su espressioni dei volti, luci, ombre, atmosfere.

Robert Akrawi ha una speciale condizione originaria: viene dall'Iraq, è naturalizzato americano sposato con un'italiana. Possiede, non solo per statuto biografico, una personalità poliedrica e assai ricca sotto il profilo intellettuale.

Appartiene ad una enclave religiosa cristiana che, da generazioni, tramanda la saggezze della cultura aramaica (nei villaggi ove ha avuto luogo l'infanzia di Robert, si parla ancora un dialetto aramaico, chiamato Sureth e nelle liturgie si usa l'aramaico, che era la lingua di Gesù).

"La sensibilità che egli impiega con straordinaria efficacia espressiva nel proprio lavoro di ricerca fotografica, si è sviluppata in ambiti socio-culturali non sempre favorevoli: ricordiamo, solo brevemente, che le minoranze cristiane irachene sono state soggette a grandi e sistematiche persecuzioni" afferma Luca Chistè che lo ha scelto per concludere il progetto 2010.

La selezione proposta presso lo Spazio Espositivo Pretto è costruita con tredici immagini nella gallery esterna ed altrettante all'interno del negozio Pretto. 

"Unaltered Cameroon" perchè il mondo che ha fotografato, nonostante le oggettive condizioni socio-economiche in cui versa, possiede qualcosa di unico ed "inalterato". Aldilà della precisione legata alla traduzione letterale dell'aggettivo, l'accezione a cui pensa Robert per il suo lavoro è, con ogni probabilità, quella di "incontaminato".

Robert Akrawi, fotografa gruppi sociali quanto mai diversi e all'interno dei loro ambienti quotidiani (familiari o pubblici), e la gente ha sempre dimostrato una gioia istintiva per ciò che la vita offriva loro. 

La riflessione di Akrawi, che vive fra l'Italia e Detroit, entra in una dimensione di "contatto" con le persone che ritrae non limitandosi al profilo fotografico ma entrando nel campo  socio-antropologico.

"La fotografia di Akrawi è diretta, partecipata, empatica" commenta Chistè. "Fra lui ed il soggetto ritratto è quasi sempre manifesta l'intenzionalità del fotografo a voler riprendere le situazioni. La creativa ripresa di Akrawi, praticata con gli azzardati tagli dal basso e le angolature prospettiche al limite del surreale, dimostra che ci troviamo di fronte ad un fotografo maturo, etico e molto preparato che riesce a farsi coinvolgere nelle situazioni in maniera talmente empatica da poter ritenere, alla fine, che il fatto che egli abbia in mano una camera per riprendere fotografie, sia un mero accidente".



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