Architettura - Parva..sed apta mihi (Virgilio)

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Yeta di notte...
(Foto Giacomo Raffaelli)

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Yeta di giorno...
Per l'assemblaggio è stato necessario
costituire un consorzio di imprese chi per
gli arredi e chi per le dotazioni tecnologiche

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Flavio Galvagni e la casa modulare

di Corona Perer

(agosto 2010) Nel suo pensatoio  "Lab Zero" in via Dante a Rovereto, Flavio Galvagni progetta moduli abitativi simili ad insetti: possono atterrare anche in cima alla vetta di una montagna. Il suo parto più recente è questa creatura solo apparentemente ruvida.

Recupera l'acqua piovana, il calore del sole, è sperimentale e  autosufficiente. Si chiama Yeta, femminile di Yeti "...qualcosa che può essere bruttO fuori ma molto bello dentro" dice il suo progettista l'architetto Flavio Galvagni, classe 1970, laurea in Architettura a Venezia.

Quando uno dei suoi quattro lati si apre, sboccia infatti la tecnologia.  E' stata realizzata ricorrendo alla moderna domotica. Si tratta di un piccolo ambiente abitativo realizzato completamente in legno.

Quella che solo esternamente può sembrare una imponente ma anonima catasta di tronchi d'albero, rivela invece un profondo carattere verde. Può essere inserito temporaneamente in un ambiente montano dove si fa mimetico e rispettosa dell'esistente.La parete frontale della catasta è la porta del modulo abitativo celato al suo interno.

La struttura è completa di moduli foto-voltaici, illuminazione led, ventilazione controllata, recupero delle acque piovane, recupero delle acque di scarico della cucina e bagno, e rilevatore di presenza all'ingresso. "La filosofia che sta alla base del progetto è tutta tratta dai principi di eco-sostenibilità e rispetto dell'ambiente.

Yeta non necessita di alcuna opera fondazionale, il suo rivestimento costituito di semplici tronchi grezzi, è smontabile, trasportabile, temporaneo" ci spiega l'architetto Galvagni il cui campo di lavoro è l'edilizia civile, ma con spiccata vocazione al design. A giugno è stato invitato anche a Londra  a spiegare i dispositivi integrati (quali ad esempio le sonde di temperatura) delle sue creature, dei  "green-space" ideali come punti informativi, micro-architettura che per l'assemblaggio e costruzione, come nel caso di Yeta, richiedono più partners.

Nel caso di Yeta si è costituito un consorzio di ditte che hanno deciso di investire tempo, competenze e materie prime nella realizzazione di un prototipo reale e funzionante, liberamente visitabile. Che uso potrebbero avere?  "Potrebbero essere luoghi di meditazione, su spazi ridotti, tipo una vetta, dove la struttura può essere anche aviotrasportata". Alcune realizzazioni di Galvagni hanno la struttura di un grande insetto o di un lem lunare.

Siamo dentro il sogno?  "Assolutamente no, tanto che grazie ad alcuni comuni si sta già cercando di capire la collocazione che strutture di questo tipo possono avere dentro un prg nel nostro territorio montano" afferma l'architetto roveretano.

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