Se si puntasse sull'auto ecologica ripartirebbero gli acquisti. Una domanda: ma il futuro lo vogliamo davvero?

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Esiste e sarà una delle auto a zero emissioni. 
Si chiama  Nido e l'abbiamo vista al Mart per Mito Macchina
Esiste: ma non ce la danno.  Perchè? Perchè conviene
stare nel passato che puzza di petrolio

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La Nido Pininfarina

Crisi del mercato dell'auto: la soluzione ci sarebbe

di Antonio Lampis*

Numerosi giornali hanno riportato il caso del crollo delle vendite di automobili. Certo sono finiti gli incentivi, le banche hanno stretto il credito, la crisi economica incombe. Pochi hanno il coraggio di dire una dolorosa verità: le auto non si vendono perché sono brutte. Sono pressoché tutte uguali e la loro tecnologia è incredibilmente ferma.

Sulla pelle degli operai si sconta un ormai imperante conformismo estetico ed organizzativo, fermo da decenni, causato da un management ed una classe sedicente creativa, magari anche giovane anagraficamente, che continua ad applicare stilemi diligentemente studiati nelle troppe scuole di design, ma che manca di quella sensibilità quasi innata che ha consentito in passato ad alcune menti geniali di captare e anticipare i gusti dei consumatori.

La scarsa educazione alla comprensione di aspetti estetici e immateriali ha realmente portato gravi danni economici in un momento dove ogni oggetto che racchiude un aura identitaria avanzata diventa un best seller e ogni prodotto pur razionale ed efficiente non viene ricomprato con la frequenza dei periodi ante crisi , nell'attesa di veder apparire prima o poi qualcosa di "cheap and chic" che in determinate produzioni, come l'auto, non pare arrivare mai. Il problema è evidente anche in altri settori, come la moda, specie quella maschile, l'arredamento e l'architettura, persino l'organizzazione dell'arte. E' vero che i musei sono in crisi, ma e`anche vero che, per i ragionamenti che tento qui di condividere, oggi sono più necessari che mai.

Qualunque studio di trend lascia capire da molto tempo che da un auto ci si aspetta l'eleganza dell'ipohne, il prezzo dell'ikea e un impatto ambientale seriamente compatibile. Gli sforzi in tale direzione appaiono davvero scarsi, vediamo ovunque saponette sovradimensionate, con prezzi ormai improponibili, mai modulari, troppo simili a quelle dei primi anni '90.

Il livello di conformismo, l'incapacità di fare scelte che spezzino il mainstream quando colpisce la produzione di oggetti che hanno avuto un ruolo identitario forte, come l'auto, ha raggiunto un punto seriamente preoccupante. L'economia si ferma, i giovani stentano a trovare lavoro. L'investimento quindi necessario sarebbe quello in coraggio per cambiamenti radicali e non solo per minime variazioni sul tema del già visto. Significa per le aziende e per le istituzioni accettare il rischio di tornare a dare fiducia alle menti creative e meno importanza alla diligenza o ai comportamenti ossequiosi.

Lo stesso ragionamento pare valere anche per quattro ambiti cruciali della vita sociale che soffrono della stessa gravissima malattia, come l'organizzazione dello Stato democratico, l'informazione, l'alta formazione e l'amministrazione della giustizia. E' ben altro tema sul quale magari ragionare ora che sono finite le vacanze d'agosto.

(*L'articolo è stato pubblicato dal quotidiano ALTO ADIGE
e viene riproposto da SENTIRE su autorizzazione dell'autore)

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