DIARIO DI BOSCO - La storia di un albero trasformato in canoa dallo scultore Alessandro Pavone (riproduzione riservata) - di Corona Perer

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Alessandro Pavone e l'arca nel bosco

"...Avevo 154 anni, mi chiamavo abete, dissero un giorno che ero pianta matura pronta per l'abbattimento.
Venne un giorno uno scultore..."  SENTIRE ha deciso di pubblicare un diario che comincia dando voce all'albero e prosegue con una lettura antica, tornata alla mente con Progetto Arca di Alessandro Pavone (lo scultore che da questo albero realizzerà una canoa).

Nell'immaginario paese di Macondo, immerso nella foresta colombiana, Gabriel Garcia Marquez racconta (in "Cent'anni di Solitudine") la storia della famiglia Buendia, sei generazioni di vite che si intrecciano in un luogo mitico, in una dimensione alternativa, dove il tempo si ripete. E dove sembra che nella ciclica ripetizione dei fatti ogni uomo torni al punto in cui era. Nessun progresso, nessuna evoluzione. Semmai soltanto un lento avvicinarsi alla disfatta tra cicli naturali che sembrano uguali a se stessi in cui la sconfitta si alterna all'oppressione, ma dove trovano posto pure amore, innamoramenti, turbamenti, tabù infranti.

In questo luogo fuori dal mondo - dentro un secolo che trascorre tra magia e misticismo - succede un giorno che il  capostipite, allontanatosi dal villaggio con alcuni fedelissimi, scovi un galeone nascosto nella foresta. Dopo giorni di cammino scoprirà anche che la sua terra è baciata dal mare. Che cioè c'è il mondo intorno a Macondo.

La nave poi tornerà nella narrazione di Marquez tra i rari momenti di gioia e di felicità di Macondo: martoriato dalle guerre civili, dallo sfruttamento, dal sottosviluppo e infine da un clima infausto, il paese resta mitico e affollato da personaggi (nipoti, figli, fratelli,pronipoti, figli e fratelli dei pronipoti..) che sono chiamati più volte attorno al mito. Ognuno con la propria storia, i propri sogni e i propri dolori. Le proprie solitudini

Marquez con questa meravigliosa storia sembra dire che la solitudine è la condizione dell'uomo: di chi combatte, e di chi si sente vinto e di chi si agita per non arrivare però da nessuna parte, o per ritrovarsi sempre nello stesso punto.

Ecco, Pavone mi ha fatto tornare alla mente queste indimenticabili pagine di rara bellezza e quel desiderio che spesso ci tormenta e ci porta a ripartire per fare il punto. Pavone ha così  cercato il silenzio del bosco per dare spazio al proprio immaginario e per costruire la sua arca. Per 'sentirsi' e 'sentire' gli altri, affidarsi al caso e farlo parlare, che sia pioggia o sole, fatica o sudore.

Non ha pensato a Macondo, ma a Caronte. Si è immaginato il 'tramite' di un qualcosa che è pensato per traghettare qualcos'altro: un pensiero collettivo. Il progetto "Arca", riprende in qualche modo il discorso sulle gemmazioni e quindi l'arca una volta scolpita conterrà - dice l'artista -  desideri, ossessioni, eredità filosofiche e ogni forma di espressione del vivere di quanti andranno a spiarla e immaginarla.

"Porterà in salvo ciò che vorremo traghettare nella dimensione sacra dell'immateriale" dice Pavone che immagina questo qualcosa come un dodecaedro di cristalli di sale, ovvero la forma geometrica che il carbonio assume più frequentemente. E' l'anima. Non la propria, ma quella che verrà da nove giorni di vita naturale. E a questo cristallo in fieri sta già partecipando copiosa la natura con l'acqua, la risorsa delle risorse, che nei boschi del Cornetto ha creato rivoli generosi. 

(27 settembre 2010 - riproduzione riservata)


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> Diario di Bosco a cura di Corona Perer

 

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