Una pagina di storia che non può andar persa - Ottavia, Rosetta e Tullia: 240 anni in totale... e un'unica storia: quella di lavoratrici del tabacco

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Ottavia Tranquillini, ex-zigherana
oggi scrive e racconta il tempo che fu

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Testimonianze: le zigherane ricordano

di Corona Perer 

(ROVERETO novembre 2009) - Sono tre lavoratrici dei tempi d'oro. Tre donne, tre storie, tre mestieri. E un'unica fabbrica: la Manifattura Tabacchi di Sacco. Dare voce ai loro ricordi significa aprire una pagina di storia. Tullia Gentili, 83 anni a novembre, è nata a San Felice ma a Sacco vive dal giorno delle nozze. Ha passato una vita col tabacco, iniziando da ragazzina. 

"A 14 anni ero in màsera: si raccoglievano le foglie di tabacco e si mettevano distese a pacchetti. Bisognava farne almeno 8 al giorno". Per Tullia passarono così i primi 4 anni di vita lavorativa. Poi il matrimonio, i figli e a 24 anni la sospirata assunzione in Manifattura dove è rimasta 22 anni. In pensione ci è andata nel 1964 a...46 anni.

Altri tempi davvero. Tullia è la vera zigherana, la più autentica tra le "mission" della Manifattura, tanto che tra le intervistate c'è chi sostiene che se si fosse mantenuto quel segmento di produzione di nicchia, oggi la fabbrica sarebbe tra le più importanti d'Italia. Parola di...Zigherane.

Tullia era una di queste. "Io facevo i toscani. Dovevo tagliare la foglia dalla quale venivano due sigari. Tenevo il materiale sulla telàra (il grembiule n.d.r.) e siccome era caldo i fumi salivano dritti al naso. Ero pagata a cottimo e se qualcuno dei sigari non veniva alla perfezione la Maestra lo scartava. La Capa passava e faceva il controllo come un generale. E naturalmente quel sigaro scartato non veniva pagato. Quindi bisognava star attente".

Tullia fa capire che era un mestiere duro. "Il più brutto della fabbrica! Chi faceva le sigarette doveva solo stare attento alla macchina". La sua pensione oggi è di 805 euro. "Mi bastano a ricordare che di fatica ne ho fatta anch'io". Quanto al tabacco, mai provato attrazione. Mai fumato, io!" Bastava e avanzava l'odore della Manifattura che Tullia raggiungeva attraversando la piazza davanti alla Chiesa, dove oggi è la sua forte voce ad intonare l'Alleluja.

Altro pezzo di storia quello che ci viene mostrato da Ottavia Tranquillini, lavoratrice dei piani alti, ovvero l'impiegata della Manifattura. Ottavia che oggi ha 94 anni, era l'addetta agli stipendi. Era lei che pagava i cottimi. Dai suoi cedolini dipendevano almeno 250 lavoratori tra uomini e donne. Quasi tutta la famiglia di Ottavia ha avuto a che fare con la Manifattura. "Almeno 10 persone: era operaia la mamma, gli zii, i fratelli, qualche cognata".

Lei in realtà avrebbe dovuto andare a lavorare alla nascente società telefonica, un posto al sole per i tempi. Ma provvisoriamente accettò l'incarico alla contabilità e ci rimase...una vita. "Quante brave lavoratrici! Le ricordo bene: venivano giù dalla montagna con le scarpe grosse, le cambiavano entrando in città, che allora era Sacco un tempo Comune. Ricordo anche che non mancavano mai" prosegue Ottavia "neanche un giorno di malattia e le ferie erano al massimo 8 giorni all'anno! C'era addirittura chi rinunciava alle ferie per paura che il sostituto gli rovinasse la macchina". Ottavia non risparmia la sua personale analisi economica.

"Io me l'aspettavo. La chiusura era nell'aria. Tutta colpa del cambio di politica industriale: se continuavano a fare i sigari (che oggi si fanno solo a Lucca) la fabbrica avrebbe mantenuto la sua importanza. Altro che importare i sigari dall'Avana!"   

Anche Rosetta Aste, 65 anni,si aspettava che prima o poi accadesse l'irreparabile con l'annuncio della chiusura definitiva. "Sono stati i giorni più belli della mia vita" dice. Moglie del sacrestano di Sacco, nel tempo libero fa anche lei la sacrestana della chiesetta di Reviano, sopra Isera. Parlare degli anni in Manifattura la fa tornare agli anni '70. Lei è stata la protagonista della prima meccanizzazione con l'avvento delle sigarette e del fumo di massa.

"In Manifattura ho fatto 19 anni, 6 mesi e 1 giorno. C'era da lavorare come assassini, ma sono stati anni importanti che non potrò dimenticare. La Manifattura ha portato benessere a tante generazioni. Vederla sparire è un colpo al cuore".
(testimonianze raccolta da Corona Perer, ottobre 2007)




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