La lezione di Panikkar
In questi tempi in cui le religioni vengono strumentalizzate ai fini dell'identità (vi ricordate quando Gheddafi fece lezione di Islam...?) venne chiesto a Panikkar dove si trovasse la vera identità.
Lui rispose "Perdendola, non cercandola. Più si osa camminare per nuovi sentieri, più si ha bisogno di essere radicati nella propria tradizione e aperti alle altre, che ci rendono consapevoli che non siamo soli e ci permettono di raggiungere una visione più ampia della realtà".
Celebre il suo approdo "Sono partito come cristiano, mi sono scoperto indù e ritorno come buddista, senza aver mai cessato d'essere cristiano". Panikkar poteva dirlo per aver percorso le parole dei testi del passato con il lavoro di traduzione di testi dei Veda, durato una decina d'anni e sfociato in un'antologia di mille pagine. Distinguendo tra dialogo dialettico e dialogo dialogale, egli mostra che è possibile la crescita verso la pienezza dell´uomo.
Con la sua acuta critica delle ambiguità del discorso scientifico e della cultura scientifica, con la proposta di una nuova prospettiva, con le sue riflessioni teologiche oltre la cristologia, per una cristofania, Panikkar ha mostrato all´uomo di oggi una via di uscita alla situazione contemporanea.
"Chi non rinuncia a se stesso non sarà mai se stesso. Chi nega se stesso, resuscita. Vorrei togliere agli uomini l'angoscia della morte, l'insofferenza che viene dal volersi conservare al di fuori del tempo. Noi siamo temporali, ma non solo temporali. "La lezione più grande che Panikkar ci ha dato è, quella di voler e saper superare la paura, con l'aiuto dello Spirito divino" afferma il teologo Paul Renner direttore dell'Istituto Scienze Religiose di Bressanone.
"Chi ha paura di perdere la propria fede, la perderà diceva Panikkar e ritengo che davvero ‘credere' non possa coniugarsi con il timore" aggiunge Renner. "Parlo del ‘timor di Dio' che ci aiuta a superare ogni altro timore contingente, per affidarci con gioia e fiducia piena alle sue braccia di Padre, sia in vita che in morte. Da ciò consegue anche la missione profetica di ‘deterrificare' il futuro. I continui annunci di sventura trasmessi (si pensi alla presunta fine del mondo nel dicembre 2012) danno ai credenti la possibilità di tornare a proporre con più vigore il buon annuncio del Vangelo".
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