Le primavere civili si assomigliano? "Il contagio democratico: l'89 europeo ed il 2011 arabo a confronto"  - La primavera araba e l'anno della caduta del Muro di Berlino: analogie e differenze

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Mihai Mircea Butcovan


"...Mi rifiuto di pensare che due persone come Caesescu e la moglie, per quanto intelligenti possano ipoteticamente essere, possano buggerare un popolo di 24 milioni di persone per quarant'anni senza avere la collaborazione zelante o inconsapevole di migliaia di persone dell'establishment. Io a scuola devo essermi lasciato sfuggire qualcosa per cui fui subito controllato benché mio padre mi avesse avvisato che non si poteva dire quello che si pensa" (Mihai Mircea Butcovan)

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Jovan Teokarevic

 

"...Io ho capito tre cose: anzitutto che non esiste più l'eccezione araba, che non è vero che il desiderio di democrazia non ci fosse anche nei paesi arabi e che è finita del tutto con le dittature. L'89 a mio avviso si conclude con questo processo arabo: i dittatori devono  sapere che per loro è finita per sempre" (Jovan Teokarevic)

Mihai Mircea Butcova "Così cadde Caesescu"

(Rovereto, 24 giugno 2011) - C'è stato un contagio democratico? O meglio: c'è un filo rosso che lega il 1989 (l'anno di Tien An Men e della caduta del muro di Berlino) alle recenti rivolte della primavera araba? La seconda riflessione di SENTIERI DI PACE 2011 ha tentato di individuarlo con tre testimoni che in prima persona possono decodificare passato e presente: il poeta e narratore rumeno Mihai Mircea Butcovan, il giornalista libico Farid Adly, il professor Jovan Teokarevic docente di scienze politiche dell'Università di Belgrado.

Così racconta la rivolta contro Caesescu lo scrittore rumeno Mihai Mircea Butcovan. "Anche allora furono le rivolte degli studenti fortemente represse a muovere il paese. Io però mi rifiuto di pensare che due persone come Caesescu e la moglie, per quanto intelligenti possano ipoteticamente essere, possano buggerare un popolo di 24 milioni di persone per quarant'anni senza avere la collaborazione zelante o inconsapevole di migliaia di persone dell'establishment. Io a scuola devo essermi lasciato sfuggire qualcosa per cui fui subito controllato benché mio padre mi avesse avvisato che non si poteva dire quello che si pensa" ha detto facendo capire che ogni popolo in qualche modo costruisce la propria gogna.

Citando il poeta Trilussa che in una poesia spiegò la lotta dei numeri e perché "1" possa vincere sullo "zero" (tanto più forte quanti più zeri gli stanno appresso), Mihai Mircea Butcovan ha ricordato la carica dei minatori, che il regime trasportati dalle miniere e dalla periferia del paese verso il centro per prendere a manganellate gli studenti che chiedevano libertà e democrazia.

"Me ne andai perché dopo due anni che era stato rovesciato il regime stavamo assistendo al riciclaggio dei politici che avevano partecipato alla stagione di Caesescu candidandosi come "il nuovo". "Venni qui con 70 dollari, ho sperimentato tanta solidarietà. L'arrivo dei profughi di oggi ci spinge di fronte al diritto internazionale: con le persone si muovono sogni, bisogni e sentimenti che non si possono bloccare" ha concluso Mihai Mircea Butcovan.

Ma che cosa percepì il mondo slavo di quei fermenti del 1989? "Poco" ha affermato dal canto suo il professor Jovan Teokarevic che vive e lavora a Belgrado "noi stavamo tutti preparando una guerra, pensavamo a tutt'altro. Il cambio di regime non era sul tavolo di lavoro, ma il cambio del paese e non abbiamo sentito il mondo comunista. Io ero ricercatore e quello fu un anno cruciale per la mia carriera ma non credo ci siano relazione fra i fermenti di allora e quelli di oggi. L'unico paragone è con le rivoluzioni colorate di Croazia, Georgia Ucraina e Serbia ma da noi c'erano moltissimi giovani depoliticizzati e sarebbe bello sapere quanto la Cia possa aver pagato per portarli alla mobilitazione. Mentre quelli arabi sono giovani che non hanno soldi e stanno rischiando con le loro stesse vite, addirittura portando i loro figli in piazza perchè non hanno più nulla da perdere e questo dice la loro convinzione". 

Alla fine del dibattito moderato da Davide Sighele, giornalista dell'Osservatorio dei Balcani e Caucaso, la risposta è arrivata proprio dal professore di Belgrado.

"Io ho capito tre cose: anzitutto che non esiste più l'eccezione araba, che non è vero che il desiderio di democrazia non ci fosse anche nei paesi arabi e che è finita del tutto con le dittature. L'89 a mio avviso si conclude con questo processo arabo: i dittatori devono  sapere che per loro è finita per sempre" ha detto Jovan Teokarevic al termine di una serata molto interessante dalla quale si sono ricavati dati e considerazioni su tematiche trasversali come il flusso di profughi tra mediterraneo e occidente ma anche storie di vita di ieri e di oggi. Ma quanto ad analogie e differenze è stato un lungo dibattere. 

 

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