Raimon Panikkar e il pensiero per metafore
di Corona Perer
Un anno fa Raimon Panikkar veniva celebrato nel momento in cui ogni cristiano di autentica fede rinasce: la morte. Nato nel 1918 a Barcellona da madre spagnola e cattolica e da padre indiano di religione indù, Raimon Panikkar non ha solo lasciato una grande lezione nel dialogo ecumenico ma anche splendide metafore e splendide regole per iniziare un dialogo vero tra le religioni. Sacerdote cattolico, autore di più di quaranta libri, aveva tre lauree: filosofia, chimica e teologia.
Già docente di religione comparata ad Harvard e poi di storia delle religioni e filosofia della religione all'università di Santa Barbara (California) fu uno studioso che non dimenticò mai di legare la teoria alla prassi con la contemplazione e la preghiera che animò anche il suo impegno politico: è stato membro dell'Unesco e del Tribunale permanente dei popoli. Quello che ci resta è una fonte fresca alla quale vale la pena di attingere subito.
Panikkar usò un'immagine molto bella per dire come dialogare: quella dei sentieri che conducono verso la cima della montagna. In sostanza siamo pellegrini verso una meta senza sapere di che natura sia: vetta o pianura? Questo fine porta diversi nomi e parecchie vie, più o meno ardue, permettono di raggiungere questo fine.
Mentre camminiamo a ridosso delle colline ignoriamo totalmente gli sforzi e le realizzazioni di altre tradizioni, perché creste e vallate ci separano da esse impedendoci di avere la percezione degli altri sentieri. Alla base delle colline le vie sono lontane tra loro ma si avvicinano man mano che si arriva alla vetta. La persona deve impegnarsi nel suo cammino personale, sul suo sentiero. Non giungerà mai alla vetta se cambierà continuamente cammino. Ci si può fermare, prendere fiato, ammirare il paesaggio, ma non si arriverà mai fermandosi perché la via è difficile: bisogna seguirla con tenacia.
Si scopriranno anche itinerari sconosciuti o scorciatoie: può darsi che si trovino vie più agevoli o convincenti/convenienti. Magari si cambierà anche strada per un tratto ma nulla cancellerà le tracce già impresse nel cammino iniziale: si penetra all'interno di un'altra tradizione sempre con il carico della propria esperienza. Cambiare itinerario può però avere conseguenze impreviste perché bisogna fare i conti con la cultura iniziale. Dunque per Panikkar ogni via tradizionale appare come il versante di una montagna sui fianchi dei quali i viaggiatori trovano il loro sentiero, le valli separano le molte vie lontane dalla sommità. A una certa altezza vi sono più baratri dove le vie si riuniscono superate le valli.
Le metafore di Panikkar (in allestimento...)
> AVERE SCARPE, AVERE FEDE
> L'ARCOBALENO
> LA METAFORA DEL LINGUAGGIO
> DIALOGARE: ESSERE IDENTITA' PER CAMBIARLA
> LE REGOLE DEL GIOCO